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Attacco all’Italia, la parola agli analisti: spaventa il rischio di nuove elezioni

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I mercati finanziari continuano a scontare l’incertezza. L’apertura alle dimissioni del premier Silvio Berlusconi giunta ieri sera non ha dissipato i dubbi su quelle che saranno le prossime evoluzioni della crisi italiana. E un mercato dubbioso è per forza di cose un mercato nervoso, insoddisfatto e pronto a punire chi di quell’incertezza è la causa, in questo caso l’Italia.

Restano almeno tre le strade che si aprono da qui in avanti:
– nuove elezioni entro 70 giorni dalle dimissioni del premier
– governo di transizione o tecnico
– la ricostituzione da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di un gabinetto a guida Letta o Alfano, supportato dal Pdl ma esteso anche all’Udc.

Una quarta via, che sembrerebbe però aver perso consistenza dopo l’annunciato sostegno del Pd al voto sulla Legge di stabilità, prevede che siano le opposizioni ad avanzare una mozione di sfiducia. Con i numeri emersi ieri dal voto di Montecitorio sul rendiconto dello Stato l’esito potrebbe essere sfavorevole all’attuale premier. In quel caso Berlusconi dovrebbe dimettersi e Napolitano dovrebbe tentare di formare un nuovo esecutivo sulle basi dell’attuale maggioranza. Nel caso l’operazione non riuscisse Napolitano inizierebbe le consultazioni per cercare di formare un nuovo governo. Se anche questa strada si rivelasse impraticabile Napolitano non avrebbe altra via che sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

Ce n’è abbastanza perché i mercati vedano nero sull’Italia, punendo in misura ancora più dura rispetto al recente passato i suoi titoli di Stato e la sua Borsa (lo spread Btp/Bund ha raggiunto quota 575 punti base e il Ftse Mib a perdere oltre il 4%).

Gli analisti di Barclays avanzano una lettura critica che aiuta a spiegare perché i mercati siano così tesi: semplicemente le elezioni si sono fatte più vicine. Un esito che per gli analisti della banca britannica non sarebbe una cosa positiva per l’Italia, anche considerando che da qui al voto passerebbero almeno due mesi.
 
Con l’approvazione della Legge di stabilità che il premier ha richiesto prima delle sue dimissioni – spiegano gli analisti in una nota di oggi – Berlusconi potrebbe dare almeno parzialmente risposta alle richieste di misure d’urgenza avanzate dalla Ue e pertanto rimuovere la necessità di un governo di transizione, spalancando così le porte al ricorso alle urne. Questo, secondo gli analisti, avrebbe un rischio non di poco conto: in poche settimane non sarebbe possibile dare vita a un piano di provvedimenti articolati, e molte riforme strutturali rimarrebbero sul tappeto.
Nella serata di ieri ha preso posizione anche il team di ricerca di Nordea, secondo cui l’economia italiana si sta dirigendo verso una fase di profonda recessione che sta minando la fiducia nei bond governativi. Con l’aggravante di un clima politico instabile cui si unisce una grande incertezza dato che la possibilità di nuove elezioni sta aumentando rapidamente. Gli analisti spiegano così lo scenario italiano: “Anche se il governo (con o senza Berlusconi) farà il possibile per adottare ed implementare un credibile programma di riforme strutturali, ciò porterà solo ad un aumento delle prospettive di crescita nel lungo periodo. Di conseguenza, sarà probabilmente necessario qualche altro tipo di supporto per le esigenze di finanziamento del Paese”. Un supporto che a giudizio di Nordea non potrà che arrivare dalla Bce.