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Atene scricchiola sempre di più. Il mercato crede allo scenario peggiore. Madrid paga pegno

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E’ una primavera di fuoco questa per Eurolandia. Il mistero del piano segreto di una ristrutturazione del debito greco impazza da Parigi a Berlino, da Roma a Helsinki, e spiazza gli investitori che puntano apertamente sullo scenario peggiore per Atene. Lo spread greco sui titoli decennali, cioè il premio di rendimento che gli investitori pretendono per comprare titoli di Stato ellenici piuttosto che quelli tedeschi, è saldamente oltre la soglia dei dieci punti percentuali. Il rendimento dei titoli di Stato decennali della Grecia ha sfiorato in mattinata il 14%, per poi ripiegare. Il tasso sui bond a 10 anni ha raggiunto quota 13,93%, il livello più alto dall’introduzione dell’euro, per poi scendere al 13,81%. Stabile, invece, il rendimento dei titoli decennali del Portogallo fermo al 9%. La maxi-manovra annunciata dalla Grecia con privatizzazioni per 50 miliardi di euro entro il 2015 e tagli al deficit da 26 miliardi continua a non convincere i mercati.


Il ministro delle finanze greco, George Papaconstantinou, ha cercato di spazzare via le preoccupazioni, ribadendo che la ristrutturazione del debito greco non è presa in considerazione con quel “la Grecia è vicina al punto di svolta, le esportazioni stanno crescendo e l’economia si espanderà nel 2012”. Ma la speculazione morde più forte. Dal Wall Street Journal al Financial Times, passando per la stampa greca, la verità ha un sapore molto più amaro: nelle ultime ore ha preso piede che sarebbe più che un’ipotesi quella di allungare le scadenze e magari tagliare i rimborsi sul debito sovrano greco. Secondo il Financial Times Berlino sfidando la Banca centrale europea da tempo starebbe lavorando all’ipotesi di una ristrutturazione volontaria, se le riforme ad Atene non riusciranno a raddrizzare credibilmente i conti. Allo studio ci sarebbe un allungamento del debito con sottoscrizione da parte del fondo salva-stati europeo, oppure strumenti già utilizzati in passato dal Fondo monetario internazionale come i Brady Bond usati negli anni 80 con alcuni Paesi del Sud America: titoli da mettere sul mercato con la garanzia dall’area euro e scambiati con il debito greco agli attuali valori di mercato.

Questa mattina è stata diffusa una notizia ripresa da un quotidiano greco, secondo cui la Grecia in occasione dell’ultimo Ecofin avrebbe richiesto al Fmi e Ue di ristrutturare il debito. E’ stata subita smentita, ma la ridda di voci la dice lunga sulle perplessità della tenuta di Atene. Per la Grecia una soluzione “istituzionale” per metter ordine ai suoi dissestati conti sarebbe un bel sollievo, ma ci sono da considerare gli effetti sul sistema bancario – e non solo quello greco – che vedrebbe impoverirsi una parte consistente dei propri attivi. In realtà sotto gli scricchiolii del Partenone è l’Europa intera a tremare. In questo marasma anche la Spagna è finita sotto pressione, complice anche la chiusura dell’asta da 4,6 miliardi di euro per la  quale Madrid ha dovuto pagare questa mattina un rendimento quasi un 40% superiore alla precedente: il differenziale tra bond spagnoli e tedeschi a 10 anni è tornato a salire fino ai 224 punti.

 

A inizio settimana scorsa lo swap si trovava a 170 punti, poi è cresciuto venerdì fino a rompere la barriera dei 200 punti. Questa mattina aveva raggiunto i 214 punti base, ma sono stati i non troppo convincenti risultati dell’asta a spingerlo di nuovo verso l’alto. Tra i derivati, i Credit dafault swaps crescono oggi di 13 punti, fino a quota 247. Diventa più difficile per la penisola iberica finanziarsi sul mercato con l’aumentare dei timori per una ristrutturazione del debito della Grecia. Madrid ha collocato titoli per un totale di 4,66 miliardi di euro, ma ha dovuto pagare tassi più alti a fronte di un calo della domanda. Il Tesoro spagnolo ha collocato titoli a un anno per 3,5 miliardi di euro al tasso medio del 2,77%, in rialzo rispetto al 2,128% dell’asta del 15 marzo scorso, e la domanda è calata superando l’offerta di 1,63 volte contro le 2,37 volte di un mese fa. Assegnati anche 1,15 miliardi di bond a 18 mesi al tasso medio del 3,364% contro il 2,436% di un analogo collocamento di marzo. Il rapporto bid-to-cover (fra domanda e offerta) vede un ridimensionamento a 2,04 da 3,51 del mese scorso.

 

“La domanda è stata inferiore a fronte di rendimenti in crescita: l’asta non è andata benissimo”, commenta Carmela Pace di Mps Finance. “Si tratta di un risultato che era nell’aria, visto l’allargamento degli spread degli ultimi giorni. Sarà importante monitorare le aste che seguiranno nei prossimi giorni”. “La Spagna – prosegue l’esperta – ha pagato le preoccupazioni sulla crisi del debito sovrano tornate d’attualità anche all’indomani dell’annuncio della vittoria dei conservatori alle elezioni finlandesi con 44 seggi e soprattutto il trionfo degli ultranazionalisti ed euroscettici Veri Finlandesi. Il risultato elettorale finlandese potrebbe rendere più ostico il passaggio nel nuovo parlamento del piano di aiuti al Portogallo”. Oltre al piano portoghese resta ancora in sospeso l’aumento della dotazione del fondo Efsf. “La Spagna sembra soffrire dell’ansia dei mercati verso i Paesi periferici dell’area euro, mentre i rappresentanti dell’Unione europea e il Fondo monetario internazionale dovrebbero avviare oggi a Lisbona i negoziati politici con le autorità portoghesi per definire l’importo, e in particolare le condizioni del piano di salvataggio finanziario che dovrà essere concluso entro la metà di maggio”, segnala un trader.

 

Dall’altra parte nessuno a Madrid dorme sonni tranquilli: l’esposizione globale della Spagna verso il Portogallo si aggira sui 105 miliardi di euro secondo le stime realizzate dal quotidiano economico Cinco Dias, che tengono conto degli scambi commerciali tra i due paesi, dei prestiti e del debito sovrano lusitano acquistato. Dei 105 miliardi di esposizione la maggior parte interessa il settore bancario spagnolo che, secondo la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), ha prestato 76,3 miliardi di euro al Portogallo, circa un terzo del credito concesso nel paese. Una cifra superiore a quella dell’esposizione di Germania e Francia (34 e 32 Mld rispettivamente).

 

Ma anche la Penisola iberica ha le sue zone d’ombra. A febbraio il tasso dei prestiti in sofferenza degli istituti iberici ha toccato il nuovo record dal settembre 1995: l’indice che misura il grado di vulnerabilità è salito al 6,19% contro il 6,06% in gennaio e il 5,81% in dicembre. Questo tasso, che non era che al 4,98% nel mese di ottobre 2009, si è fortemente deteriorato nel corso del 2010.Solo giovedì la Banca di Spagna ha messo il suo imprimatur ai piani per ricapitalizzare le casse di risparmio in difficoltà, che prevedono, l’intervento di fondi pubblici Frob per un importo non inferiore a 6 miliardi di euro. Oggi El Mundo rilancia, scrivendo che la Banca di Spagna sarebbe pronta a rilevare la quota di controllo di diverse cajas, compresa la Cam (Caja Mediterraneo) di Valencia.