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Asta: il Tesoro piazza 7,5 mld di Bot, scendono i rendimenti. Bce in azione su bond portoghesi

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In una giornata in cui sono tornate ad addensarsi nubi sotto il cielo della Periferia d’Europa, è stata un’asta tranquilla quella di stamattina per il Tesoro, che ha piazzato 7,5 miliardi in Bot. I rendimenti sono scesi all’1,862%, in calo dello 0,205% rispetto al 2,067% dell’asta precedente. Il rendimento netto, secondo i calcoli dell’Assiom-Forex, si attesta invece all’1,319%. Buona la domanda che ha raggiunto i 12,294 miliardi di euro per un rapporto domanda/offerta che si aggira sull’1,64. L’importo è stato assegnato con un prezzo medio ponderato del 98,147. La data di regolamento cade sul prossimo 15 febbraio.


Eppure è tornato a salire il rischio default sul debito dei Paesi periferici dell’eurozona: i credit default swaps (cds) sul Portogallo sono saliti di 12 punti base a 442 punti quelli sulla Grecia di 14 punti base a 829 punti e quelli sull’Irlanda di 4 punti base a 564 punti. In rialzo anche i cds sull’Italia a 177 (+4 punti), e sulla Spagna a 240 (+4,5). Per calmierare la situazione è dovuta intervenire la Banca centrale europea dopo che i rendimenti dei bond portoghesi a 10 anni erano saliti a oltre il 7,5%. Lo segnalano alcuni operatori a Londra, secondo i quali l’Eurotower avrebbe rilevato una quantità modesti di diversi titoli portoghesi. A seguito dell’operazione, aggiungono i trader, i rendimenti dei bond decennali portoghesi sono diminuiti al 7,247% e il differenziale con i bond tedeschi è sceso nuovamente sotto i 400 punti base.

E’ sempre stata la Bce a riaccendere le paure in Eurolandia, aumentando il livello di allerta per l’inflazione nei diciassette Paesi dell’euro. Nel suo consueto bollettino settimanale l’Eurotower ha osservato che a livello globale gli ultimi indicatori disponibili segnalano che il consolidamento della crescita osservato nell’ultimo trimestre del 2010 è proseguito agli inizi del 2011. Per quanto riguarda l’Eurozona dopo l’aumento dello 0,3% congiunturale registrato dal Pil dell’area dell’euro in termini reali nel terzo trimestre del 2010, i dati più recenti continuano a confermare la positiva dinamica di fondo dell’attività economica dell’area, si legge nel Bollettino. La Bce ha avvertito comunque che “i rischi per queste prospettive economiche restano orientati lievemente verso il basso” e sono legati, tra l’altro, “alle tensioni in alcuni segmenti dei mercati finanziari e alla loro potenziale propagazione all’economia reale dell’area dell’euro” e ai “rincari del petrolio e di altre materie prime”.


Fattori che potrebbero riverbersi sul Cpi. Anche se l’attuale livello dei tassi di interesse nell’Eurozona resta adeguata, la Bce ritiene che sia necessario seguire con molta attenzione l’evoluzione dei prezzi nell’Area euro. Nel Bollettino l’Eurotower ha segnalato, infatti, come vi siano evidenze di pressioni al rialzo sull’inflazione complessiva nel breve periodo, derivanti principalmente dalle quotazioni dei beni energetici e delle materie prime. “Ciò – ha continuato – non ha influito finora sulla sua valutazione che l’evoluzione dei prezzi resterà in linea con la loro stabilità nell’orizzonte rilevante per la politica monetaria”. Tuttavia “è necessario seguire gli sviluppi con molta attenzione». In generale le aspettative di inflazione, secondo la Bce, restano “saldamente ancorate in linea con l’obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% a medio termine”.


Il messaggio inviato da Francoforte agli investitori è chiaro. Il resto lo farà la BoE. “Oggi la Banca d’Inghilterra annuncia la decisione di politica monetaria”, segnalano gli esperti di Intesa Sanpaolo. “Le attese nostre e anche quelle di consenso sono per un bank rate invariato a 0,50% e nessuna modifica all’APF. Sull’incontro odierno c’è comunque più attesa del solito perché il mese scorso due membri su nove avevano votato a favore di un aumento immediato dei tassi”, ricordano gli esperti della banca. Ma punto primo l’incertezza sulla portata della restrizione fiscale che verrà proposta nel budget di marzo e punto secondo l’origine esogena dell’aumento dell’inflazione sono un paio dei fattori che portano a ritenere che sia troppo presto mettere mano ai tassi adesso, è la loro idea. “Chiarificatore sulla visione della BoE sarà mercoledì prossimo, il 16 febbraio, l’inflation report”.


E l’Italia? “E’ vitale perseguire una politica di bilancio molto prudente. Dovrebbero essere fatti più sforzi nell’ottenere tagli alla spesa pubblica e migliorare l’efficienza nella riscossione delle tasse per migliorare una strategia di consolidamento credibile e ambiziosa”. È il consiglio del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, in un’intervista a L’Espresso, in edicola domani. La Penisola dovrebbe approfittare di ogni opportunità aperta da migliori condizioni economiche e di bilancio per accelerare la riduzione di deficit e debito, sottolinea Trichet, aggiungendo che in un paese come l’Italia, che possiede risorse umane considerevoli con uno spirito imprenditoriale eccezionale, vanno corretti senza indugio i bassi livelli di incremento della produttività. Agire sulla flessibilità dei mercati, migliorare istruzione e formazione, puntare su università di eccellenza, investire su ricerca e sviluppo sono alcune delle misure necessarie.


Fiat è un esempio da imitare? “Non voglio entrare nel merito delle decisioni presa da singole società – risponde il presidente della Bce – ma ogni tentativo di aumentare la produttività è importante per migliorare l’economia italiana nel suo insieme”. Sul tema pensioni a livello europeo, il numero uno della Bce nota che “c’è effettivamente bisogno di allungare l’età pensionabile, come è stato fatto in quasi tutti i paesi”. Trichet si mostra moderatamente ottimista sulla ripresa, ma avverte che “c’è ancora molto da fare per consolidare la fiducia” e teme per il debito pubblico, auspicando dure sanzioni a chi viola i patti.