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Asta BTP: tassi a minimi da fine 2016 con Bce e S&P. A Piazza Affari ‘effetto Draghi” con rally fino +230%

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Il Quantitative easing non è solo uno scudo BTP. Occhio a tutti quei titoli che hanno segnato performance stellari, a tre cifre. E focus anche sui corporate bond acquistati da …

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Azioni, corporate bond e debiti sovrani: l’Italia ha guadagnato molto dal Quantitative easing della Bce, e la prova del nove è arrivata oggi con le aste di BTP a cinque a dieci anni: i tassi di entrambi i bond sono scesi al minimo in dieci mesi, dopo la riunione della Bce della scorsa settimana, con cui Mario Draghi ha rassicurato i mercati sull’intenzione di estendere lo scudo BTP per molto tempo ancora. Certo, c’è anche l’effetto dell’annuncio a sorpresa di Standard & Poor’s, che ha rivisto al rialzo il rating sul debito sovrano dell’Italia per la prima volta in ben 15 anni.

E così l’Italia ha raccolto oggi 8,5 miliardi di euro, nella fascia alta delle sue previsioni, grazie all’emissione di tre bond. Il Tesoro ha venduto bond con scadenza a cinque anni, nell’agosto del 2022, allo 0,58%, in deciso ribasso rispetto allo 0,83% della precedente asta di appena un mese fa, e al minimo dal dicembre del 2016. Il bid to cover è lievemente sceso a 1,53, rispetto agli 1,65 della fine di settembre.

I BTP a scadenza decennale, nell’agosto del 2027, sono stati piazzati a un tasso lordo dell’1,86%, rispetto al 2,19% della fine di settembre. Totale dell’emissione: 2,5 miliardi di euro, con un bid-to-cover di 1,43 volte rispetto alle 1,66 volte precedenti.

Collocati anche i nuovi CCTeu con scadenza nell’aprile del 2025, per un valore di 3,5 miliardi di euro, a fronte di un rendimento lordo dello 0,60%, rispetto allo 0,75% del rendimento pagato a settembre sul precedente CCTeu con scadenza nell’ottobre del 2024.

L’effetto Bce, unito all’upgrade di Standard & Poor’s, è ben visibile nel mercato dei debiti sovrani, con l’asta di oggi che fa da prova del nove.

Ma il Quantitative easing non è solo uno scudo BTP, come spesso lo si definisce. Occhio all’effetto che il bazooka monetario ha avuto infatti sia su Piazza Affari che sui corporate bond italiani.

Da un articolo pubblicato su “L’economia” del Corriere della Sera, emerge che dal 22 gennaio, giorno in cui è stato annunciato il piano QE, 20 aziende italiane di media-grande capitalizzazione hanno visto i loro titoli mettere il turbo, segnando rally a tre cifre: il podio spetta a Datalogic (+230%), Banca Ifis +227%, Biesse +226%.

Seguono Recordati +184%, Reply +169%, Maire Tecnimont +160%, Cerved Inform.Solutions +139%, Amplifon +138%, Interpump +136%, Italmobiliare +129%, Saras +128%, Davide Campari +128%, Buzzi Unicem +128%, Iren +127%, Brembo +127%, DiaSorin +125%, I.M.A +109%, Moncler +95%, Prysmian +84%.

L’analista Wolfgang Bauer di M&G Investments ha aggiornato invece per il quotidiano La Repubblica una stima sui maggiori beneficiari degli acquisti, da parte della Bce, dei corporate bond: al primo posto il colosso della birra Anheuser-Busch InBev, seguito da Daimler e EDF. Dopo, Telefonica e il colosso italiano Eni.

Repubblica ricorda che la premessa doverosa è che queste classsifiche sono frutto di proiezioni, dal momento che la Bce e le banche centrali nazionali non dicono quali e quanti titoli abbiano acquistato, ma si limitino a indicare il bacino dal quale possono andare a pescare.

Detto questo, oltre a Eni, segnala l’esperto, “c’è anche l’Enel nella top 10, con Telecom Italia che si issa al 17esimo posto”.

Nel caso dell’Italia, nell’elenco di titoli ammessi al programma  oltre a quelli citati si mettono in evidenza: Atlantia, Terna, Hera, Snam, Acea, Iren, Autostade, Italgas, 2i Rete Gas, A2A, Adr, Ferrovie dello Stato, Beni stabili, Exor, Cnh.