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Assogestioni, il futuro del risparmio gestito è l’innovazione

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La débacle dei fondi comuni è una ferita aperta per il mondo del risparmio gestito italiano. Assogestioni, durante l’assemblea annuale dal tema “Frutti senza rischio: la sindrome italiana” in programma oggi a Borsa Italiana, ha fatto il punto della situazione. Un’occasione di confronto e approfondimento per l’industria del risparmio gestito, chiamata a discutere su temi d’attualità di maggiore rilevanza per il settore tra cui: il risparmiatore non sa investire, la finanza non riesce a consigliare e la politica non prende decisioni effettive.


Una giornata in cui Marcello Messori è ufficialmente subentrato a Guido Cammarano al vertice dell’Associazione dei gestori del risparmio gestito. Una bella eredità per il nuovo presidente che arriva in un momento davvero delicato per l’industria del risparmio gestito. Si è cercato, dunque, di scovare il problema alla radice. La crisi in cui sono caduti i fondi comuni italiani è un nodo intricato da sciogliere ma è un problema che è stato riconosciuto dall’associazione stessa. “Il Paese continua ad avere uno store di ricchezza elevato, ma il successo ventennale di Assogestioni ha spinto un po’ tutto il settore –  ha spiegato il neo presidente Messori a margine della conferenza stampa- a non porsi un problema importante, quello dell’innovazione”.
La cura per il neo presidente di Assogestioni è quella di innovare, senza dimenticare il passato di successo che c’è alle spalle. Ma innovare in che direzione? Innanzi tutto, diffondere una cultura finanziaria, dopodiché dare una ventata di aria nuova al prodotto, al rapporto con i clienti che non hanno solo bisogno di informazioni ma anche di consulenza e infine rimodernare la parte organizzativa e di governance, analizzando anche i problemi della distribuzione.

Inoltre, Messori ha colto l’occasione per ribadire che ogni investimento finanziario è rischioso, quello che è diverso è il grado di rischio che gli attori del mercato si trovano a gestire e controllare. Diverso, infatti, è il discorso relativo alla previdenza e quello del risparmio finanziario. Un secondo pilastro previdenziale comporta un grado di rischio controllato grazie all’uso di tecniche trasparenti. Mentre sul fronte del risparmio finanziario, l’investitore, in prima persona, è libero di assumersi il grado di rischio che vuole.


Ma Messori è andato oltre e a coloro che gli hanno ribadito la gravità delle situazione (in solo due mesi è stata bruciata la raccolta di tutto il 2006) ha risposto che i fattori di questa emorragia sono sia di breve periodo sia strutturali. Quelli di breve dipendono direttamente dalla disincentivazione fiscale: gli attori del risparmio gestito non agiscono tutti con le stesse regole. Dal punto di vista strutturale, invece, bisogna avviare delle proposte nuove e concrete. Il neo presidente è tornato a rimarcare il fatto che Assogestioni, in scia al suo indiscusso successo, si sia adagiata troppo, senza riflettere sulle possibili innovazioni che sono la strada da percorrere in futuro.

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