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Assicurativi italiani, per Csfb ci vuole un intermezzo

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La riforma del sistema previdenziale non fa proseliti. Secondo un’indagine di un quotidiano italiano due terzi dei lavoratori manterranno il Tfr là dove è oggi, cioé nell’azienda in cui lavorano, mentre un terzo soltanto lo sposterà nella previdenza integrativa. Dunque: “le compagnie assicurative avranno il loro bel da fare per convincere i lavoratori italiani ad abbandonare la vecchia via, Tfr, per la nuova, la riforma previdenziale in arrivo. La recente accelerazione del processo di implementazione non sarà cosa facile”, commenta Maurizio Lualdi, analista del Csfb. “Sei mesi è questo il periodo che le assicurazioni hanno a disposizione per fare opera di dissuasione”, aggiunge l’esperto. Una riforma difesa a spada tratta dal Governo, che oltre ai lavoratori ha fatto storcere il naso al Covip, l’istituto che supervisiona i fondi pensioni. Il meccanismo del silenzio-assenzio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dal momento: si teme che i manager d’azienda possano esercitare non legittime pressioni sui lavoratori perché mantengano il Tfr così com’è. “Per questo motivo il Covip è pronta a monitorare l’embedded margin sui alcuni di questi prodotti”, spiega Maurizio Lualdi. Dunque: ci vuole un intermezzo. Riforma a parte, l’esperto dice di essere in attesa di conoscere gli sviluppi sul fronte Alleanza, dove è imminente il nuovo ad. A proposito del comparto in generale, Lualdi commenta che “nonostante il comparto assicurativo italiano non sembri essere a buon mercato nel panorama europeo, noi mantieniamo una view positiva”. Il motivo? “Ci sono potenziali opportunità per sostenere che ci sarà una crescita degli assicurativi e in alcuni casi specifici mi aspetto un newsflow nel breve-medio termine”, conclude l’esperto del Credit Suisse, che sul comparto delle compagnie assicurative italiane mantiene il rating equal weight.