Asset management: l'importanza di una gestione attiva per gli investimenti azionari

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 26/11/2013 - 15:59

Di seguito pubblichiamo un'analisi elaborata da Cor Dücker, International Business Development Manager in Itali di Kempen Capital Management. L'esperto della società di asset management della banca d'affari olandese Kempen & Co N.V. esamina l'importanza di una gestione attiva per gli investimenti azionari. A suo avviso la gestione attiva è un'arte e come in qualsiasi arte, i risultati dipendono dalla qualità del lavoro eseguito. Giudicare questa qualità è molto impegnativo perché la gestione attiva è un mestiere altamente qualificato in un ambiente complesso. Ma questo non significa che debba essere eliminata.




Con molti giornali e intermediari  che osannano le strategie di investimento passive e gli Exchange Traded Funds (ETF), vale la pena fare un passo indietro e capire il motivo per il quale quest'industria è nata in prima battuta. Dopo la seconda guerra mondiale, l'analisi fondamentale ha rivoluzionato il mondo degli investimenti, concentrando l'attenzione sull'analisi di bilancio e sulle previsioni dei flussi di cassa. Graham e Dodd sono stati due famosi pionieri in questo campo e la loro influenza è ancora oggi rilevante. L'approccio utilizzato negli anni '50 e '60 è ancora fortemente impiegato, ma con l'introduzione di modelli matematici presi in prestito dall'ingegneria industriale da parte di Harry Markowitz, l'attenzione si è spostata dal rendimento verso la diversificazione.




L'aumento del numero delle azioni nel portafoglio ridurrebbe il livello di rischio complessivo e "ottimizzerebbe" gli investimenti. Negli anni '70 questo sviluppo ha portato al radicarsi della convinzione che i mercati siano efficienti. La fiducia nel potere della matematica applicata ai mercati finanziari ha raggiunto l'apice quando sono apparse pubblicazioni come "A zonzo per Wall Street" di Burton Malkiel, che affermava che ottenere un rendimento superiore ai mercati attraverso la gestione attiva di un portafoglio azionario, era simile a un Sisisfo che spinge un masso dalla base alla cima di un monte. Intanto, Vanguard era cresciuto fortemente, offrendo fondi passivi a basso costo basati su indici di mercato. Indici teorici come l'S&P 500 sono diventati, di fatto, la pietra miliare per misurare qualsiasi tipo di attività d'investimento tradizionale.




I fondi passivi riuscivano a rimanere molto vicini a questi parametri di valutazione (per costruzione, ovviamente), mentre i gestori attivi esibivano andamenti altalenanti rispetto a questi indici. Gli accademici, sedotti dalla bellezza matematica dei modelli di efficienza dei mercati, con la loro ricerca, hanno confermato in modo massiccio che la gestione attiva "in media" non produce valore aggiunto rispetto agli indici passivi. Molti gestori attivi, timorosi di perdere clienti in periodi di sotto performance, hanno ridotto il loro rischio rispetto a questi benchmark, trascinandosi più vicino all'alternativa passiva e riducendo in tal modo la loro ragione d'essere. Il risultato è stato un calo del valore aggiunto per l'industria attiva nel suo complesso, confermando in apparenza la teoria dei mercati efficienti.




Anche se nessuno crede più in mercati perfettamente efficienti, in seguito alle crisi finanziarie del 2000-2003 e del 2007-2008, il loro principale risultato, la crescita dei prodotti indicizzati passivi non è diminuita. Questo è un vero peccato.




La gestione attiva è un'arte e come in qualsiasi arte, i risultati dipendono dalla qualità del lavoro eseguito. Giudicare questa qualità è molto impegnativo perché la gestione attiva è un mestiere altamente qualificato in un ambiente complesso, ma questo non significa che debba essere eliminata.




Le principali conclusioni della ricerca accademica in questo campo sono che i gestori attivi con una chiara focalizzazione su un'unica strategia di investimento, coloro che gestiscono portafogli veramente attivi e con importanti investimenti nei propri fondi, tendono ad aggiungere un valore molto elevato. Il lavoro di qualità è svolto da piccoli team di professionisti focalizzati che rischiano sulla propria pelle.




A parte questo, i gestori attivi hanno un altro ruolo fondamentale nella società: mantengono un'allocazione efficiente del capitale. La crescita della classe media nel mondo occidentale ha portato a una enorme diffusione della ricchezza. Mentre un secolo fa le società erano controllate da famiglie azioniste, oggi i soci sono principalmente fondi pensione, compagnie di assicurazione e fondi comuni d'investimento, con enormi quantità di piccoli investitori sulle loro spalle. Questi piccoli investitori si affidano a questi fondi per raggiungere i propri obiettivi di risparmio.




I gestori attivi si impegnano in un dialogo ininterrotto con i CEO e i CFO delle società nelle quali investono per migliorare i loro modelli di business e di comportamento. Mantengono "in stato di allerta" il management delle società in cui investono e sono pronti a criticare le debolezze dei loro piani e progetti. Tutti questi piccoli investitori hanno bisogno di una voce per difendere i propri interessi e mantenere vitale il sistema di azionariato pubblico. Gli ETF non svolgono questo ruolo in modo strutturale, ma seguono ciecamente regole di indici matematici per raggiungere i loro obiettivi.




Qualcuno dovrà prendersi cura di quello che succede nel mondo reale, poiché non possiamo lasciare il futuro del nostro modello di azionariato pubblico alla mercé di regole matematiche. Il continuo investimento nella ricerca per individuare la strada giusta che consenta di raggiungere obiettivi di rendimento a lungo termine, è l'unico modo per preservare il nostro sistema attuale. Non facciamoci ingannare da alternative semplicistiche.
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