1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Asset allocation: dove vano i petrodollari?

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La scalata del prezzo del greggio, cresciuto del 40% nel 2005, ha generato un’ingente flusso di dollari diretto versi i Paesi produttori. Storicamente, i petrodollari venivano destinati all’acquisto di Treasury bond, ma un report del Bis rivela che l’Opec ha ampliato la gamma di investimenti.

Dove sono andati a finire i petrodollari? L’enorme flusso di denaro generato dalle esportazioni di petrolio dell’Opec (1,3 miliardi di dollari negli ultimi sette anni) ha cambiato destinazione. Un report del Bis (Bank for International Settlement) evidenzia che, se durante il ciclo compreso tra il 1978 e il 1982 l’obiettivo fondamentale degli investimenti erano i bond emessi dal Tesoro statunitense, attualmente la gamma di strumenti utilizzati dai paesi esportatori è molto più ampia: corporate bond, azioni, hedge fund etc.

La maggiore diversificazione degli strumenti finanziari utilizzata dai Paesi Opec è evidente nei pochi dati disponibili. I numeri suggeriscono che tra il 1978 e il 1982, il 19% dei fondi incassati dall’Opec sono stati destinati all’acquisto di strumenti finanziari emessi dal Tesoro Usa. Il medesimo calcolo applicato all’attuale fase di mercato evidenzia che solo l’8% dei fondi Opec viene destinato direttamente alla sottoscrizione di Treasury Bond.

Stephen Roach, strategist di Morgan Stanley, fornisce cinque ragioni per spiegare il cambiamento. In primis, Roche sostiene che il buon momento vissuto dai mercati azionari stia spingendo verso i listini internazionali una parte di tale bottino. Seconda ragione: i progetti di sviluppo domestici stanno assorbendo una quantità crescente di risorse. Terzo: le preoccupazioni in materia di sicurezza (post 11 settembre) inibiscono la conversione in dollari dei flussi incassati dai Paesi localizzati in Medio Oriente. Quarto: l’Arabia Saudita sta approfittando degli enormi ingressi per sanare una parte dei suoi squilibri fiscali. Quinto: i gestori che operano sui mercati asiatici e medio- orientali sono ribassisti rispetto alla futura evoluzione del cambio del biglietto verde.

Tra gli altri fattori, è importante ricordare che i mercati dell’area medio- orientale sono tra i migliori del 2005. L’indice finanziario della Borsa di Dubai ha accumulato una crescita del +190% da inizio anno ( la più imponente tra i listini internazionali). Nello stesso periodo, l’indice della Borsa di Ryad (Arabia Saudita) e il Kuwait Exchange Stock hanno sperimentato rialzi rispettivamente del 135% e del 115%.

Il caso del Kuwait è un buon esempio del new deal praticato dai paesi Opec. Il 96% della popolazione attiva ricopre la carica di funzionario. La nomina di nuovi impiegati pubblici assorbe il 40% delle disponibilità nazionali, e lo Stato ha aumentato del 14% i compensi, oltre a preoccuparsi di lanciare nuove linee di credito ad interesse zero per fomentare gli investimenti in Borsa.

La quotazione dei mercati di Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti si è quadruplicata tra il 2002 e il primo semestre del 2005. I dati in possesso dei ricercatori del Bis dimostrano che i petrodollari godono di un’elevata diversificazione geografica e per prodotti. I fondi a gestione alternativa potrebbero essere una delle probabili destinazioni.

Un’altra importante inversione di tendenza riguarda la diversificazione valutaria. Nel 2004 i depositi dell’Opec in euro sono cresciuti del 13%. Ma il cambiamento è durato poco, subendo una chiara inversione di tendenza quando il dollaro ha cominciato a recuperare posizioni nei confronti della valuta unica. In un anno, i nuovi depositi denominati in dollari aperti dai residenti nei paesi Opec hanno fatto precipitare dell’8% le posizioni detenute in euro.

Il Dipartimento per l’Energia del governo Usa ha stimato che gli introiti dei paesi Opec sono destinati a crescere del 25% (ora sono pari a 430.00 milioni di dollari -più di 364.400 milioni di euro. La cifra è lontana dai 567.000 milioni di dollari incassati dai Paesi del cartello nel 1980 (misurati in dollari di oggi), con volumi doppi rispetto a quelli registrati negli anni Novanta. Negli ultimi quattro anni, gli introiti dell’Opec sono raddoppiati. Nello stesso periodo, il prezzo del barile è triplicato. A cura di www.fondionline.it