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Asset Allocation: Crescita senza stimoli da parte delle banche centrali?

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Di seguito pubblichiamo l’aggiornamento della strategia di asset al location per il terzo trimestre del 2013 di Swiss & Global Asset Management a cura di Reto Hintermann, Portfolio Manager della società di gestione. Per l’esperto, nonostante le discussioni sulla possibile fine del QE Usa, è ancora presto per portare variazioni tattiche nella strategia di investimento di ampia portata. Nel complesso il gestore si attende anche in futuro un sufficiente apporto di liquidità da parte delle principali Banche centrali del globo e per questo conferma le stime sull’attrattiva relativa delle singole categorie d’investimento, con i titoli azionari preferiti a quelli del reddito fisso per esempio.

Le discussioni sulla fine dello stimolo monetario svolgono un ruolo importante, ma è ancora troppo presto per variazioni tattiche della strategia d’investimento di ampia portata. L’orientamento della politica monetaria non dovrebbe infatti subire variazioni fino a quando non si avrà una crescita economica. Le valutazioni relative depongono a favore di una sostanziale esposizione azionaria.

I recenti dati economici non hanno riservato alcuna sorpresa di rilievo. La crescita mondiale resta moderata. Negli Stati Uniti la situazione si è confermata migliore che in Europa, anche se i dati statunitensi hanno lievemente deluso le aspettative. In Europa, gli indici dei responsabili degli acquisti hanno peraltro indicato un leggero miglioramento nel secondo semestre.

In assenza di impulsi congiunturali, la politica monetaria delle banche centrali resta il tema dominante sui mercati finanziari. Il recente rialzo del comparto azionario è attribuibile in larga misura alla liquidità. Aumentano le speculazioni sulle conseguenze di un imminente abbandono del corso monetario estremamente espansivo delle banche centrali, mentre tra gli operatori cresce l’insicurezza.

Nessun significativo aumento a breve dei tassi

Negli ultimi anni i tassi sono stati tenuti artificialmente bassi, con conseguente aumento delle valutazioni di tutti gli asset. È pertanto legittimo esaminare le ripercussioni della fine di tale politica, anche se è ancora prematuro trarne drastiche modifiche della strategia d’investimento.

Nel corso della riunione di giugno la banca centrale statunitense ha confermato di voler al momento continuare a effettuare acquisti obbligazionari per USD 85 miliardi al mese. Tali acquisti potrebbero essere ridotti nei prossimi mesi del 2013 se i dati  congiunturali soddisferanno le aspettative. Condizioni imprescindibili per un mutamento di corso della banca centrale sono il proseguimento della dinamica congiunturale e l’aumento dell’occupazione.

Cosa comporterebbe in questo caso una tale riduzione? L’incidenza sull’economia sarebbe contenuta, in quanto controbilanciata dall’espansione economica. La crescita del bilancio della banca centrale rallenterebbe, ma la massa monetaria non diminuirebbe e anche i tassi a breve rimarrebbero in un primo momento ai minimi storici. In un’ottica globale va inoltre tenuta presente anche l’attività delle altre banche centrali.

La Bank of Japan prevede di espandere la massa monetaria fino a un massimo di circa JPY 70.000 miliardi all’anno, per raggiungere il target d’inflazione del 2%. Tale cifra corrisponde a un contributo mensile di USD 60 miliardi. La Bank of England potrebbe continuare ad attuare misure di allentamento quantitativo e in Europa restano margini per un ulteriore taglio dei tassi.

Le valutazioni relative depongono a favore delle azioni

Nel complesso ci attendiamo anche in futuro un sufficiente apporto di liquidità e confermiamo le nostre stime sull’attrattiva relativa delle singole categorie d’investimento. Considerazioni legate alle valutazioni ci inducono a preferire le azioni agli investimenti a reddito fisso, pur attendendoci a breve un andamento laterale dei tassi. Il rialzo dei rendimenti ha causato un nuovo irripidimento della curva dei rendimenti.

Nell’area del dollaro USA il differenziale di rendimento tra le obbligazioni a due e a dieci anni è ad esempio pari al 2%. In passato tali valori hanno spinto gli investitori a vincolarsi nuovamente a più lungo termine acquistando obbligazioni.

Nel segmento degli investimenti alternativi, le materie prime dovrebbero risentire a breve del rafforzamento del dollaro statunitense e della moderata crescita economica, proseguendo il proprio andamento laterale, per cui è ancora presto per nuovi acquisti.

Il comparto immobiliare resta interessante grazie al dividend yield e alla protezione dall’inflazione. I risultati degli hedge fund sono recentemente migliorati e a medio termine dovrebbero tornare a essere rilevanti in un contesto di tassi nuovamente in ascesa.

Pur essendo fiduciosi riteniamo opportuno rimanere vigili, intervenendo ove necessario per ridurre il rischio del portafoglio. La correzione di giugno ha mostrato che la rimozione dello stimolo monetario penalizzerebbe i corsi di tutte le categorie d’investimento qualora non si verifichi una normalizzazione dei tassi reali.