L’assemblea Telecom dei piccoli azionisti ha il sapore della vendetta

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Marco Tronchetti Provera non c’era, ma tanti piccoli azionisti hanno voluto essere presenti e fare sentire la loro voce, non solo Beppe Grillo, quello che indubbiamente ha fatto più rumore. Fuori dai cancelli c’era il presidio dei sindacati, ma in platea, iscritti a parlare, c’erano tanti piccoli investitori, ex dipendenti, liberi professionisti, che hanno creduto nella storia di Telecom Italia e che ora in qualche modo chiedono il conto. Investitori forse poco avvezzi ad analizzare i giochi di potere nelle alte sfere, ma sicuri di una cosa: la perdita di valore delle azioni Telecom nei loro portafogli.


Se così Grillo ha chiesto direttamente le dimissioni del gruppo dirigente, non meno velate sono state le lamentele di altri piccoli, fino ad oggi anonimi, azionisti nei 15 minuti massimi concessi per esporre le loro idee. Dal signor Sivori, medico ligure, che ai vertici Telecom ha rivolto l’ironica domanda: “Se avete dei problemi mi propongo io come a.d.”, a Franco Lombardi, per 30 anni lavoratore Telecom che dopo avere esposto pacate osservazioni sulla gestione e gli investimenti si è scaldato confrontando gli andamenti di Borsa degli ultimi 5 anni di Telecom Italia con quelli delle altre big delle telecomunicazioni europee. Presenti anche molti rappresentanti dei consumatori, da Rosario Trefiletti di Federconsumatori a Elio Lannutti di Adusbef, anch’egli protagonista di attacchi su stock option e svendita immobili Telecom a Pirelli. Boati, urla e interruzioni hanno così caratterizzato la discesa degli oltre mille piccoli azionisti in quel di Rozzano, con un Carlo Buora indaffarato a mantenere l’ordine nella sala.

 

Le grida di approvazione hanno accompagnato tutti gli interventi critici nei confronti della dirigenza (su tutti ovviamente quello di Grillo), che in più tratti hanno assunto la connotazione di comizio più che di discussione e che in altri casi si sono allontanati dagli argomenti all’ordine del giorno per costituire veri e propri sfoghi. Non è mancato anche il colpo di scena dell’intervento di una donna, dipendente Telecom esternalizzata, non iscritta a parlare, salita sul palco e impossessatasi del microfono nonostante le fitte maglie delle security Telecom.

La vis polemico/comica di Grillo ha coinvolto anche il conterraneo Sivori. Aveva aperto il suo discorso raccontando che all’epoca dell’investimento in Telecom Italia (tra lui e la sua famiglia, ha spiegato, pari a 2 milioni di titoli) era indeciso: aveva sott’occhio due ville in vendita, fino a quando non è stato consigliato di investire in azioni del gruppo telefonico. “I titoli sono andati male, quella villa a Portofino non l’ho presa, ma l’ha comprata Tronchetti Provera”, ha concluso, in un non neanche tanto velato attacco alla pratica delle stock option.

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