L'Asia si prende una pausa (Fondionline.it)

Inviato da Redazione il Mar, 10/04/2007 - 10:19
Secondo l'Asian Development Bank i rischi di surriscaldamento stanno scomparendo e l'economia poggerà su basi più solide.
Dopo l'avanzata a passo spedito dello scorso anno, l'economia asiatica solleva leggermente il piede dall'acceleratore. Secondo le aspettative formulate dagli analisti dell'Asian Development Bank, l'attività nei 43 paesi della zona (escluso il Giappone) crescerà ad una media del 7,6% nel 2007 e del 7,7% nel 2008, seguendo ritmi più moderati rispetto all'8,3% del 2006 (il più elevato dell'ultimo decennio). "La crescita poggerà su pilastri più solidi e i rischi di surriscaldamento sorti nel corso degli ultimi trimestri scompariranno in modo graduale", sottolinea la Banca asiatica per lo sviluppo nel suo ultimo report sull'economia della macro- regione.
Secondo il team che ha curato il report, il boom del consumo compenserà in larga parte il rallentamento delle esportazioni, il cui ritmo di crescita dovrebbe ridimensionarsi dal 9,7% del 2006 al 7,5% del 2007 a causa della minor domanda di prodotti made in Asia provenienti dalle altre aree del mondo. Secondo Ifzal Ali, economista capo della Banca, "una gestione macroeconomica prudente garantirà un outlook favorevole alle prospettive economiche dei paesi asiatici".
I venti inflazionistici si ammaineranno durante il 2007 grazie alle politiche di aggiustamento adottate dalle autorità monetarie e al recente calo dei prezzi del petrolio, mentre i superavit delle partite correnti accumulati negli ultimi anni si ridimensioneranno sulla scia del rallentamento delle economie industrializzate (Stati Uniti ed Unione Europea in particolare). Il tasso di inflazione in Asia dovrebbe calare dal 3,4% del 2006 al 3% nel 2007.
Il forte impulso fornito dai due giganti asiatici (Cina e India) ha rappresentato il 70% dell'espansione economica del Continente nel 2006. Alimentato da uno spettacolare auge degli investimenti, il Pil cinese è cresciuto del 10,7%, mentre quello indiano del 9,2% grazie alla vitalità della sua industria e del settore dei servizi. (segue).
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