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Asia shock: Tokyo scende ai livelli del 2005, timori di svalutazioni anche per Bank of China

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I sempre più forti timori di recessione negli Usa deprimono i mercati asiatici, Tokyo in testa. L’indice Nikkei ha chiuso le contrattazioni in calo del 3,86%, scendendo a 13325 punti, il livello più basso dall’ottobre 2005.


 

Non sono servite nemmeno le rassicurazioni sulla volontà di sostenere l’economia Usa tramite politiche fiscali espansive venute venerdì sera dal presidente americano George W. Bush. In un discorso dalla Casa Bianca, Bush ha annunciato un piano di stimoli del valore di 150 miliardi di dollari costituito da tagli alle tasse per gli individui e da incentivi per le imprese. La mancanza di dettagli sul piano non ha però raccolto il favore dei mercati. Già venerdì Wall Street avevano chiuso, seppur moderatamente, in territorio negativo, con lo S&P500 in calo dello 0,60 e il Nasdaq dello 0,29%.


 


Il ciclone recessione si è dunque spostato questa mattina in Asia. Non è solo Tokyo infatti a pagare dazio alla paura di un rallentamento globale dell’economia. Cedono terreno, pesantemente, anche i listini emergenti di Shanghai e Bombay, con il Composite cinese e il Sensex indiano entrambi in calo di oltre 5 punti percentuali. Male anche Hong Kong, dove il ribasso si aggira sui 4 punti percentuali e mezzo. Il Kospi coreano e lo Straits di Singapore indicano una flessione di circa il 3%.


 


A livello settoriale risultano particolarmente penalizzati i titoli dei produttori di materie di base e i finanziari. Sui mercati del continente si è assistito a un effetto a catena partito da rumor riguardanti Bank of China. Il quotidiano South China Morning Post ha riportato indiscrezioni di fonte bancaria secondo cui l’istituto potrebbe annunciare svalutazioni significative dei suoi investimenti legati ai mutui subprime statunitensi. In agosto Bank of China aveva annunciato di detenere titoli originati da subprime per quasi 10 miliardi di dollari. A Hong Kong il titolo della banca cinese cede attualmente oltre il 6 per cento. In Autralia, Macquarie, una delle banche dell’area che secondo indiscrezioni sarebbe stata tra le più colpite dalla crisi dei subprime, ha chiuso la seduta con un calo del 3,68%.