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Asia in ritirata, per Kuala Lumpur il crollo più forte degli ultimi 10 anni

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Mercati asiatici nella bufera in avvio di ottava. A deprimere i listini dell’area è stata ancora una volta la preoccupazione per le condizioni dell’economia americana. A pagare il prezzo più caro è stata così ancora una volta la Borsa giapponese, dove si concentrano alcuni dei maggiori esportatori negli Stati Uniti. Il Nikkei 225 è così sceso in chiusura ai minimi degli ultimi due anni, con una flessione dell’1,96% a 12532 punti.


 

Nella regione le Borse segnano quasi tutte ribassi attorno al 2%, con due eccezioni. Da un lato l’Hang Seng di Hong Kong si mostra sostanzialmente invariato, dall’altro lo Shanghai Composite arretra del 3,5% dopo che il Governo ha reso noto un calo del 64% del surplus commerciale a febbraio e soprattutto un’impennata dell’inflazione, salita al 6,6% nel mese.

 

A fare rumore è però la Borsa malese di Kuala Lumpur, che sta subendo la più dura battuta d’arresto degli ultimi 10 anni. Gli investitori sono rimasti sorpresi dal risultato delle elezioni svoltesi nel fine settimana. Per la prima volta da quasi 40 anni il Fronte Nazionale non ha raggiunto i due terzi della maggioranza parlamentare. Nonostante il favore popolare resti schiacciante, con l’attribuzione di una quota del 63% dei membri del Parlamento, il risultato rappresenta una fortissima contrazione rispetto al quasi-plebiscito del 2004, quando il Fronte Nazionale ottenne il 91% dei seggi nell’Assemblea. Il partito perde soprattutto la possibilità di modificare la Costituzione unilateralmente. Crescono dunque l’incertezza e i timori di una maggiore instabilità politica. Alcuni osservatori si sono spinti anche a ipotizzare le dimissioni del primo ministro Abdullah Badawi.  Le contrattazioni a Kuala Lumpur sono state sospese per circa un’ora dopo che l’indice di riferimento, il Kuala Lumpur Composite Index, è arrivato a perdere più del limite massimo del 10 per cento.