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Asia: il Giappone torna a crescere, listini positivi

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Un inizio di settimana positivo per i listini asiatici, che festeggiano il ritorno alla crescita del Giappone dopo il terremoto e lo tsunami dello scorso marzo. A risollevare gli animi anche il cambio di guida al governo di Italia e Grecia che fanno sperare su una possibile soluzione della crisi del debito in Europa. Così a Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso gli scambi con un rialzo dell’1,1% a 8.603,70 punti mentre il Topix è avanzato dello 0,9% a quota 735,85. Positivo anche il listino di Sydney, dove l’indice S&P/ASX 200 ha terminato con un progresso dello 0,19%. Segno più anche sulle altre piazze asiatiche. La Borsa di Hong Kong si appresta ad archiviare la prima seduta della settimana con un +2%, in compagnia di Shanghai, Seoul e Taiwan.

Il Giappone torna a crescere
Il Sol Levante torna a splendere. Nella lettura preliminare il Prodotto interno lordo (Pil) giapponese ha registrato nel terzo trimestre dell’anno una crescita dell’1,5% rispetto al -0,5% della precedente rilevazione (dato rivisto a -0,3%). Il Pil annualizzato nel trimestre in esame si è attestato al +6% dal precedente -2,1% (dato rivisto a -1,3%). Si tratta della prima espansione dell’economia in un anno. La crescita è stata sostenuta dalla ripresa delle esportazioni e del consumo privato, riflettendo il recupero delle attività dopo il sisma e lo tsunami dello scorso marzo.  

Analisti cauti sul futuro
“Si avverte di non leggere questi dati con troppo ottimismo, pensando che il Giappone sia tornato”, commentano a caldo gli analisti di Ing, che guardano con preoccupazione la debolezza negli ordini di esportazione legati alla domanda globale, nelle previsioni della produzione industriale e delle imprese (nel sondaggio Tankan si sono evidenziate condizioni di business più deboli). La domanda ora è: il Giappone continuerà a crescere o retrocederà nuovamente? “Nella prima parte del 2012 vediamo improbabile uno scenario caratterizzato da una forte crescita”, rispondono a Ing, che prevede per il 2011 un Pil in calo dello 0,3%, nonostante un ulteriore progresso nell’ultimo trimestre dell’anno.