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Asia ex-Japan, listini azionari vicini al punto di svolta

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Le valutazioni sui mercati azionari dell’Asia ex-Japan (ovvero la regione Asia Pacifico, escluso il Giappone) si attestano sui minimi da molti anni e ben al di sotto dei livelli medi di lungo periodo. Sono molti infatti gli elementi che hanno influenzato negativamente quei mercati negli ultimi anni: dalle politiche monetarie globali, al rafforzamento del dollaro, dall’indebolimento del commercio globale per arrivare all’elemento più importante, ovvero il rallentamento della crescita cinese. “L’impatto negativo di questi fattori macroeconomici sulle economie asiatiche si è tradotto in un periodo prolungato di debolezza della crescita degli utili societari, aggravato dalla combinazione tra sovrainvestimenti, eccessivo indebitamento e una tipologia di management poco disciplinato – spiega Anh Lu, gestore del fondo T. Rowe Price Asia ex-Japan Equity – In questo contesto, i margini aziendali si sono progressivamente ridotti e i rendimenti sul capitale sono scesi“. Che cosa deve accadere dunque perché le valutazioni dell’equity in Asia vengano sbloccate?

Giro di boa

Secondo Anh Lu, per invertire la rotta, l’Asia ex-Japan ha bisogno di un’espansione dei margini, un miglioramento dei rendimenti e, infine, una rivalutazione positiva dei mercati azionari dell’area. E questo percorso può essere perseguito in vari modi, come l’innovazione, lo spostamento verso prodotti premium più costosi o un approccio manageriale più disciplinato volto soprattutto a ridurre i costi. Anche un’allocazione più metodica del capitale dovrebbe contribuire a migliorare i margini e aumentare i ritorni. “Stiamo iniziando ad assistere a questo tipo di cambiamento, il che suggerisce che siamo a un punto di inflessione del mercato dopo un periodo prolungato di risultati deludenti e revisioni al ribasso degli utili – spiega il gestore – Per troppo tempo in Asia le imprese hanno ignorato i margini, preoccupandosi solo di godere dei benefici derivanti dall’incremento dei ricavi. Oggi finalmente le aziende si stanno adattando alla nuova realtà economica e i team gestionali stanno modificando i loro approcci per tenere conto dello scenario più difficile”.

Crescita salariale in frenata

Secondo il gestore un’area in cui i progressi sono stati particolarmente evidenti è quella delle modalità di allocazione del capitale da parte del management aziendale. “La maggiore metodicità nei confronti delle spese per capitale dovrebbe avere un impatto sostanziale sull’ammontare dei flussi di cassa che le imprese asiatiche stanno generando – dice Lu – E un maggiore flusso di cassa significa maggiore disponibilità per cogliere opportunità in grado di aggiungere valore agli azionisti”. Inoltre, per la prima volta negli ultimi cinque anni, si sta verificando una moderazione della crescita salariale verso livelli più sostenibili. “L’aumento degli stipendi aveva superato l’aumento della produttività e anche questo elemento ha tenuto i margini di profitto sotto pressione – spiega Lu – Ora la riduzione dei costi legati ai salari dovrebbe influenzare positivamente i margini di profitto”. Infine, le imprese stanno iniziando a capire che non possono più fare affidamento esclusivamente sulla crescita economica come motore di generazione dei ricavi. E che solo le imprese che avranno successo nello sviluppare nuovi prodotti, gestendo in modo efficiente i costi, metteranno a segno una crescita solida. “Riteniamo che gli attuali livelli delle valutazioni non siano del tutto giustificati. Inoltre stanno emergendo segnali di miglioramento e, molto probabilmente, gli investitori saranno disposti a pagare di più in cambio di prospettive di maggiori rendimenti sul capitale, provocando così una rivalutazione del mercato azionario asiatico“, conclude Lu.