L'Asia estende la caduta, Bombay costretta a fermare le contrattazioni

Inviato da Marco Barlassina il Mar, 22/01/2008 - 08:49

L'Asia ricomincia da dove si era fermata, anzi se possibile peggio. Tokyo ha chiuso la seduta odierna con una flessione dal 5,65%, mentre la Borsa indiana di Mumbai (la ex Bombay) e quella coreana di Seul sono state costrette a sospendere le contrattazioni per arginare perdite che nel caso dell'indice Sensitive indiano si avvicinavano agli 11 punti percentuali. In Australia Sidney ha archiviato la sessione in calo del 7,1%. Per Shanghai a circa un'ora dalla chiusura la perdita è nell'ordine dei 7 punti percentuali. Hong Kong ha chiuso in calo dell'8,9%. Tokyo ha replicato quanto fatto ieri dalle Borse europee, registrando la maggiore perdita dall'11 settembre 2001. In due giorni il ribasso del Nikkey è pari al 9,3%. Non sono positive nemmeno le indicazioni che arrivano per la riapertura dei mercati statunitensi. Il future sul Dow Jones è in calo di oltre 500 punti.

 

Ancora molto colpiti i finanziari della regione, su cui si stendono le ombre di un allargamento degli effetti della crisi subprime, ma anche i titoli degli esportatori, per la sempre più certa recessione negli Usa. In Giappone Toyota e Sony hanno peso circa il 7%.

 

Sui finanziari continuano a pesare i rumor emersi ieri riguardanti Bank of China, ma anche nuovi indizi di contagio. Il quotidiano South China Morning Post ha infatti riportato indiscrezioni secondo cui l'istituto potrebbe annunciare svalutazioni significative dei suoi investimenti legati ai mutui subprime statunitensi. In agosto Bank of China aveva annunciato di detenere titoli originati da subprime per quasi 10 miliardi di dollari. Si comincia però a ritenere probabile che anche altre banche cinesi possano essere invischiate nella crisi ed essere costrette a svalutazioni. Si fanno i nomi di Commercial Bank of China e China Construction Bank.
 
(notizia aggiornata alle ore 9.10)
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