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Arrivederci Alitalia!

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Nella primavera del 2005 l’irridente scritta “Arrivederci Alitalia!” comparve nelle livree dei Boeing 737 della compagnia aerea irlandese. Vittima dello sberleffo non fu solo il vettore tricolore, anche Air France, British Airways e Lufthansa vennero salutate dal vettore dell’Irlandese volante, al secolo Michael O’Leary. Solo che, nel caso di Alitalia, la scritta avrebbe potuto benissimo essere “Addio Alitalia!”. L’affannata compagnia di via della Magliana ha infatti visto aumentare esponenzialmente, da allora, le proprie difficoltà e la propria distanza da Ryanair.


A testimoniarlo, una volta di più i risultati presentati oggi dall’aerolinea irlandese, i cui utili nel terzo trimestre fiscale sono cresciuti del 30% a 47,7 milioni di euro, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Oltre il doppio di quelle che erano le attese degli analisti. In forte crescita anche il fatturato, passato a 493 milioni di euro (+33%) e il numero di passeggeri trasportati nei cieli di tutta Europa che hanno superato la cifra dei 10 miliardi. Riviste al rialzo, dulcis in fundo, le stime per l’anno fiscale 2006/2007 che si concluderà in marzo. Gli utili annui attesi sono ora pari a 390 milioni di euro dai precedenti 350. E il mercato applaude, premiando il titolo Ryanair. Dai minimi di fine 2005 sotto quota 4 euro la performance risulta essere superiore ai 200 punti percentuali.

In via della Magliana si erano parecchio offesi per la presa in giro in salsa gaelica ma Alitalia ha dimostrato di avere troppi pochi argomenti e troppi altri problemi per rispondere adeguatamente ala linea aerea d’Oltremanica. Il 2006 si è infatti concluso con l’ennesima disfatta: un buco di 380 milioni di euro (quasi quanto le attese di utile di Ryanair per l’anno fiscale in corso), ricavi consolidati in discesa di 122 milioni di euro, un indebitamento netto in crescita del 6,4% e un calo dei passeggeri del 2,3% a dicembre. Laconico il commento sul piano industriale 2005-2008 della compagnia: “superato in tutti i suoi target e pertanto non attuabile”.


In Alitalia però in questo momento si pensa a ben altro. La privatizzazione della compagnia, con le manifestazioni di interesse presentate a fine gennaio, appare come l’unica ancora di salvezza prima che quell’arrivederci si trasformi veramente in un addio. E le quotazioni del titolo a Piazza Affari, sebbene sul saliscendi, riescono a conservarsi al di sopra della soglia dell’euro proprio grazie alle attese su questo fronte. Che potrebbero però riservare anche brutte soprese. Stante le condizioni debitorie della compagnia di bandiera, il buco evidenziato nel bilancio, i possibili vincoli che potrebbero essere imposti a chi volesse acquisire la compagnia sia per quanto riguarda l’aspetto dell’occupazione che per quello della copertura delle tratte in Italia, il rischio è di vedere sparire i pretendenti o di giungere a un prezzo finale inferiore alle quotazioni attuali.