Argentina: torna lo spettro default, rischio credibilità e effetto contagio (Video)

Inviato da Alberto Bolis il Gio, 19/06/2014 - 15:51
Torna lo spettro del default in Argentina e in Italia si è tornati improvvisamente a parlare di Tango Bond. Era il 2001 quando Buenos Aires dichiarò la bancarotta e, di conseguenza, che non avrebbe onorato i debiti con le banche e con i risparmiatori che avevano acquistato le sue obbligazioni. Nel 2005 la gran parte degli investitori, circa il 93% del totale, accettò la ristrutturazione del debito che tagliava tra il 60% e il 70% il valore dei bond in portafoglio. Non tutti però accettarono questo drastico taglio di valore sui Tango Bond.

Il nuovo problema è proprio rappresentato da quel 7% che si è rifiutato di accettare il concambio, che in termini di debito in valore assoluto è pari a circa 15 miliardi di dollari. Più nel dettaglio il vero problema risiede in quello 0,45% di creditori, rappresentato dagli hedge funds, che hanno vinto la causa contro l'Argentina decretata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Stiamo parlando di 1,3 miliardi di dollari, una cifra sicuramente non elevata per le dinamiche del mercato obbligazionario.



Ora però Buenos Aires dovrebbe prima pagare questi 1,3 miliardi di dollari e poi gli interessi sul debito di chi invece ha accettato la ristrutturazione nel 2005. E il governo di Baires per ora ha deciso di seguire la strada del rifiuto secco e ha addirittura annunciato che non riuscirà a onorare la prossima scadenza del suo debito ristrutturato. "Questa decisione - si legge nella nota diffusa dal ministero dell'Economia - rende impossibile il pagamento del debito per il 30 giugno ai creditori che avevano accettato il concambio".

Questo rifiuto potrebbe aprire le porte anche agli scenari più cupi, come ad esempio lo spettro di un nuovo default. "Se ci dovesse essere un nuovo default nell'arco di poco più di un decennio la credibilità dell'Argentina verrebbe seriamente messa a rischio e questo impedirebbe a Buenos Aires di tornare sul mercato e continuare ad emettere debito. Questo è il problema grave al momento", spiega Vincenzo Longo, Market Strategist di IG Italia, intervistato da Finanzaonline.

Oltre al rischio credibilità, l'altro fattore di instabilità potrebbe essere l'effetto contagio verso le altre economie del Sudamerica. "Sicuramente queste economie sarebbero le più colpite ma non dimentichiamoci anche degli altri mercati emergenti. Ad inizio anno, infatti, le tensioni che si erano accese sull'Argentina hanno messo sotto pressione altre economie emergenti come il Sudafrica, l'India, la Turchia e anche il Brasile, che per la vicinanza con l'Argentina è quello più esposto a questa situazione", sottolinea Vincenzo Longo.
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COMMENTI

  • marco ricci 19/06/2014 16:42

    I primi effetti li subiranno paesi come il Venezuela tenuto in piedi forzatamente solo grazie ad un petrolio che non basta neanche più a frenare debito e inflazione.... Crack imminente !

  • leosoier 20/06/2014 00:04

    Ancora una volta, (come al solito) dimenticate di nominare quel centinaio di cittadini Italiani che hanno una sentenza passata in giudicato a New York e che verranno serviti , dopo la "prima fascia" della causa che ha vinto il 12giugno, 1 o 2 erano fondi speculativi altri 10 attor "PLAINTIFF" erano persone fisiche normalissime! E' invece più comodo creare, il mostro cattivo dei Buitre! Eh....continuiamo cosi.
    Guardate che l'Argentina è ancora in default, perché non ha mai emesso NUOVO debito da 13anni. Ha solo pagato le cedole dei Bond swappati, ha vissuto stampato moneta, super-inflazionando il pesos,