Argentina salvata in appello, evitato un nuovo crack dei tango bond

Inviato da Floriana Liuni il Gio, 29/11/2012 - 10:19
L'Argentina, per ora, l'ha scampata bella. E con lei tutti i risparmiatori che detengono ancora in portafoglio i bond di Buenos Aires, che rischiavano di diventare carta straccia per la seconda volta in 11 anni. Nella notte è giunta infatti la notizia che il Paese sudamericano ha vinto il ricorso d'appello contro la sentenza del giudice Thomas Griesa di New York che condannava il Paese al pagamento immediato -entro il 15 dicembre - di 1,3 miliardi di dollari per rimborsare i bond non ristrutturati del default 2001 detenuti da alcuni hedge fund statunitensi. "Fondi avvoltoio", li ha bollati il governo argentino, presentando il ricorso. Quel denaro, preteso prima della scadenza del pagamento, fissata dalla legge al 2038, sarebbe infatti andato ad aggiungersi al rimborso di una tranche di prestiti legati al Pil, e al pagamento del debito emesso nel 2005 e 2010 a ristrutturazione del debito della bancarotta di 11 anni fa.
 
Impossibile far fronte a tutto per le casse della Casa Rosada, che pure finora hanno onorato puntualmente tutti i pagamenti: un default sembrava quindi dietro l'angolo, e avrebbe avuto il valore di almeno 24 miliardi di dollari, l'ammontare del debito ristrutturato che in questo modo non sarebbe stato rimborsato. E la pensava così anche l'agenzia di rating Fitch che, vista l'impennata dei Cds e fatti due conti in tasca alla "presidenta" Cristina Fernandez de Kirchner, non ci ha pensato due volte a declassare il debito sovrano argentino di ben cinque scalini, portandolo da B a CC (livello default) con outlook negativo, ben otto livelli sotto l'"investment grade".

Ma intanto il ricorso in appello presentato dal governo argentino subito dopo la sentenza di New York, emessa il 21 novembre, seguiva la sua strada. E questa notte la buona notizia: il caso sarà esaminato in un nuovo dibattito il 27 febbraio. Nel frattempo, l'Argentina può riprendere fiato, e pagare a dicembre i 3,3 miliardi di dollari in regolare scadenza. Un sospiro di sollievo anche per i 400 mila risparmiatori italiani che hanno accettato lo swap dei tango bond nel 2005 e nel 2010. I 53 mila nostri connazionali che detengono ancora le obbligazioni non ristrutturate, e che speravano di vedersi ripagare subito, dovranno invece avere ancora pazienza.
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