Argentina: per i risparmiatori italiani potrebbero giungere buone notizie

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 01/07/2014 - 12:12

La Corte Suprema Americana ha intimato all'Argentina di
pagare 1,5 miliardi di dollari a favore di quei fondi che non hanno aderito alla
ristrutturazione. Secondo Barbara Giani, analista di JCI Capital Ltd, ora potrebbero
giungere buone notizie per circa i 50 mila risparmiatori italiani che nel 2005
e nel 2010 hanno rifiutato le pesantissime condizioni imposte da Buenos Aires e
non hanno accettato la perdita prevista del 70% del capitale investito. Di
seguito il commento dell'esperta dalla la
società che offre servizi di asset management, consulenza agli investimenti, di
capital markets e ricerca.







Dopo la decisione della Corte Suprema Americana, che ha
intimato all'Argentina di pagare 1,5 miliardi di dollari a favore di quei fondi
(NML Capital, Aurelio e Blue Angel) che non hanno aderito alla
ristrutturazione, potrebbero giungere buone notizie per circa 50 mila
risparmiatori italiani che nel 2005 e nel 2010 hanno rifiutato le pesantissime
condizioni imposte da Buenos Aires, non accettando la perdita prevista del 70%
del capitale investito.


Per il principio del pari passu (clausola contenuta nella
documentazione originale del bond), i creditori devono essere trattati allo
stesso modo, quindi ogni volta che viene pagata una cedola a coloro che hanno
accettato i nuovi bond, devono essere pagati anche coloro che non hanno
accettato la ristrutturazione per l'ammontare pattuito dal bond originario,
ovvero il totale visto che il titolo è scaduto.


"Sembra essersi
aperto uno spiraglio per una trattativa anche se ci sono molte questioni da
affrontare - commenta Barbara Giani,
analista di JCI Capital Ltd -. La prima e più importante riguarda l'eventualità
che altri creditori, che non hanno aderito alla ristrutturazione, possano pretendere
il rimborso completo, come il fondo NML. I numeri a questo punto sarebbero
molto diversi: onorare la sentenza comporterebbe infatti l'esborso di una cifra
di soli 1,5 miliardi di dollari, importo molto contenuto rispetto ai 28-30
miliardi di dollari delle riserve attuali. Ma secondo il Ministro dell'Economia
Axel Kicillof, se anche gli altri creditori pretendessero il pagamento, i
numeri salirebbero velocemente fino a 15 miliardi di dollari rendendo
impensabile e impraticabile la via del rimborso totale e immediato".


"Un importante punto non chiarito - prosegue Giani -
riguarda la cosiddetta clausola RUFO (Rights Upon Future Offers, ovvero i
Diritti sulle offerte future) che scade il 31 dicembre 2014 e che Buenos Aires
teme che si possa ritorcere contro qualora accordasse ai creditori "ribelli" il
pagamento totale dei bonds: a questo punto tutti i creditori che hanno
accettato la precedente ristrutturazione potrebbero legittimamente pretendere
gli stessi diritti, ovvero il pagamento in toto, vanificando di fatto la
ristrutturazione del debito operata dal Paese sudamericano e provocando un
nuovo default.


Secondo il fondo NML, questo argomento portato avanti da
Buenos Aires è solo una provocazione: a loro avviso la clausola Rufo varrebbe
solo se l'Argentina proponesse volontariamente condizioni migliorative ad
alcuni dei suoi creditori. Ma in questo caso sarebbe solo onorata una sentenza
imposta da un tribunale e quindi nessun altro creditore ristrutturato potrebbe
vantare alcun diritto".


"Come si vede la matassa è ben aggrovigliata, nonostante il
tempo scorra velocemente - continua Giani - La soluzione migliore sarebbe forse
quella dell'apertura di un negoziato, con un versamento parziale ed una
"sospensione" della scadenza: è un compromesso di cui facciamo però fatica a
vedere i termini. I risparmiatori italiani "ribelli", che stanno portando
avanti la propria causa presso l'ICSID, potrebbero avvantaggiarsi della
sentenza favorevole emessa dalla Corte Suprema di New York, grazie al
precedente creatosi, ma quelli che in precedenza hanno aderito alla
ristrutturazione potrebbero anche rimanere danneggiati. Qualora infatti
l'Argentina venisse oltremodo costretta a pagare tutto e subito, potrebbero
delinearsi i presupposti di un ulteriore default sul debito già ristrutturato,
ipotesi quest'ultima che la premier Fernandez ha per ora categoricamente
smentito".


"Se guardiamo agli indicatori di mercato, Cds, rendimenti
dei Bonds in Usd e listino azionario - conclude Giani -, gli investitori non
paiono particolarmente preoccupati. Tutti questi indicatori infatti segnalano
al momento un ritorno alla quiete dopo l'iniziale grande volatilità
verificatasi dopo la sentenza. Nei prossimi giorni potrebbero dunque esserci
novità importanti sia in merito all'udienza in corso a Washington e relativa alla specifico "ricorso" in essere
da parte dei 50mila italiani che non hanno aderito al concambio, sia in
relazione allo sviluppo dell'eventuale negoziato tra Argentina e fondi avvoltoi.
Mentre i risparmiatori "ribelli" premono per vedere riconosciuti i propri
diritti, gli altri potrebbero rimanere danneggiati dalla vittoria dei primi.Non
ci resta dunque che attendere pochi giorni o settimane per vedere chi resterà
senza sedia, quando la musica terminerà".


COMMENTA LA NOTIZIA