Argentina: Peso crolla del 14% in un giorno, è di nuovo spettro iperinflazione e default

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Giovedì nero per il Peso argentino che nella giornata di ieri ha segnato un crollo del 14 per cento, peggior tonfo giornaliero degli ultimi 12 anni. A preoccupare i mercati è la debolezza dell’economia dell’Argentina e il repentino calo delle riserve valutarie, scese già del 30% da inizio anno a causa della necessità di onorare il debito in valuta estera e gli interventi della banca centrale in dollari per frenare la svalutazione del peso. Il tonfo di ieri è stato dettato proprio dal mancato intervento della banca centrale del paese sudamericano che ha deciso di non effettuare operazioni  per frenare il calo della valuta locale che da inizio anno ha già perso quasi il 20% del proprio valore. Guardando agli ultimi 12 mesi il saldo del peso è negativo addirittura del 59%. Lo scorso anno la banca centrale ha speso 5,9 mld di dollari di riserve valutarie per frenare la discesa del peso. 
“Lo stress sul mercato valutario si aggiunge al senso di crisi e disagio sociale soprattutto in un contesto caratterizzato da negoziati salariali, rapido aumento dell’inflazione e blackout elettrici”, commenta Gustavo Rangel, analista di Ing, che ritiene comunque molto basso al momento il rischio di un credit default.
Lo spauracchio è un’inflazione fuori controllo 
Il governo argentino mercoledì aveva specificato che non sta cercando di favorire la svalutazione della valuta che anzi rischia di avere gravi ripercussioni alimentando un’inflazione già molto elevata. 
Secondo i dati diffusi dall’Instituto Nacional de Estadística y Censos (INDEC) argentino a dicembre l’inflazione era pari al 10,9% annuo con il tasso di crescita dei prezzi che si mantiene a doppia cifra ormani da quasi un anno e mezzo. Diversi economisti stimano un’inflazione potenziale del 30% annuo con il Fondo Monetario Internazionale che lo scorso mese ha dato un ultimatum a Buenos Aires per mettersi in regola con la metodologia di calcolo di Pil ed inflazione. 
Il peso argentino non mostrava un calo giornaliero così marcato dal lontano 2002 quando il paese aveva abbandonato un sistema dei cambi fissi. L’Argentina, terza economia latino-americana, soffre di una carenza di valuta estera a causa delle esportazioni deboli e del basso livello di investimenti esteri dovuto alla sfiducia nell’economia. Il paese non ha accesso ai mercati creditizi internazionali dal default del 2002.
Ulteriori restrizioni sugli acquisti online
L’aggravarsi della crisi ha portato il governo a nuovi interventi restrittivi sugli acquisti in valuta estera da parte dei cittadini argentini al fine di frenare la fuga di capitali. I residenti argentini per effettuare degli acquisti online dovranno firmare una dichiarazione presso l’ufficio doganale dove arrivano i pacchi dall’estero con una sovrattassa del 50% dopo i primi due acquisti (o per acquisti oltre i 25 dollari). Il primo ministro argentino, Jorge Capitanich, ha detto che la mossa è volta a difendere l’industria argentina e i lavoratori argentini”.
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