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Area Euro, verso un rialzo dei tassi (fondionline.it)

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La Banca Centrale Europea (BCE) – pur confermando che il costo del denaro nell’area Euro resta fermo al 3%- ha lasciato intendere che accelererà la stretta monetaria in corso. Il presidente della BCE ha anticipato che, con tutta probabilità, i tassi saliranno al 3,25% nella prossima riunione (prevista per il 5 ottobre). Inoltre, sulla scia della strategia anti-inflazionista delineata dall’Istituto centrale di Francoforte, Trichet non ha scartato la possibilità che si materializzino nuovi rialzi sia nel corso della riunione di dicembre sia nei primi mesi del 2007.

‘E’ essenziale un’estrema vigilanza per assicurare il controllo dei rischi sulla stabilità dei prezzi’, ha affermato Trichet, ricorrendo alla stessa espressione che ha anticipato i precedenti rialzi del costo del denaro. Il duro messaggio del governatore lascia pensare che i tassi UE toccheranno il 3,25% in ottobre e il 3,5% in dicembre. Il monito fornirà ulteriore impulso all’euribor (variabile di riferimento per il mercato ipotecario). L’euribor a dodici mesi ha raggiunto il 3,615%, il suo livello più alto dal luglio del 2002., e potrebbe toccare il 4% entro la fine dell’anno.

Ma quali sono le ragioni che hanno convinto la BCE a delineare siffatto scenario? In primis, la revisione del tasso di crescita dal 2,1% al 2,4% per l’anno in corso, e dall’1,8% al 2,1% per il 2007. In secondo luogo, la revisione al rialzo delle stime sull’inflazione per il biennio 2006-2007 (prevista al 2,4%, due decimi più in alto rispetto a quanto comunicato nella penultima riunione). Le nuove previsioni suggeriscono che la BCE continua a confidare nel rafforzamento della crescita europea. Gli economisti della Banca Centrale hanno sviluppato i propri calcoli basandosi su un’ipotesi di tassi al 4% per il 2007 (giudicata non sufficiente per riportare l’inflazione sotto la soglia del 2%).

Nel frattempo, i rialzi dei tassi adottati dalla Banca Centrale Europea stanno cominciando a far sentire i loro effetti sui rendimenti offerti dai titoli di stato italiani a breve scadenza. L’ultima asta (28 agosto) ha fatto registrare un rialzo dei rendimenti lordi dei Bot semestrali (Buoni ordinari del Tesoro) fino al 3,27%, segnando un nuovo record dal 2002. Calano invece quelli dei Btp (Buoni poliennali del Tesoro), i buoni del Tesoro a 3 e 10 anni che riflettono anche nell’ultima asta il trend delineato in quelle degli ultimi mesi. Il rendimento dei titoli triennali con scadenza 15 giugno 2009 è passato dal 3,73% lordo del mese di giugno al 3,63% di luglio fino ad arrivare al 3,56% (-0,07 punti base sulla precedente asta) di agosto. Btp decennali che scadono il 1° agosto del 2016 sono stati assegnati con un rendimento lordo del 4,02% (-0,16 punti base sulla precedente asta). Importo offerto 2 miliardi, con una domanda arrivata a quota 3,28 miliardi.

Quali le indicazioni per il piccolo risparmiatore? L’andamento degli ultimi mesi ha confermato il fenomeno dell’appiattimento della curva dei tassi di interesse: i tassi dei titoli a breve scadenza tendono ad avvicinarsi progressivamente a quelli offerti dai titoli con scadenze medio lunghe. Ricordiamo che tale fenomeno ha già trovato terreno fertile negli Usa, con rendimenti dei titoli a due anni allineati con quelli dei titoli con scadenza decennale. Il trend in atto è anche un chiaro riflesso della volontà -manifestata più volte dai vertici della Banca Centrale Europea- di voler adottare ulteriori rialzi del costo del denaro per cercare di frenare l’incedere dell’inflazione. Per il piccolo risparmiatore e per chi non vuole correre troppi rischi, la migliore opzione del momento è il posizionamento su titoli di Stato a scadenza breve o su titoli a tasso variabile (che consentono di cavalcare l’ondata rialzista del costo del denaro). La stessa strategia può essere adottata se si opta per la sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento, privilegiando le categorie ‘obbligazionari breve termine’ e ‘monetari’ a detrimento degli obbligazionari a lungo termine. A cura di www.fondionline.it