Area Euro: fine della politica accomodante? (fondionline.it)

Inviato da Redazione il Ven, 06/10/2006 - 10:40
'Il mercato ha già in mente ulteriori movimenti. Ed io non dirò nulla per correggere tale sentiment'. In questi termini si è espresso ieri Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, per descrivere l'attuale politica monetaria adottata dall'istituto centrale di Francoforte. Poco minuti prima, l'entità diretta da Trichet aveva annunciato che i tassi di riferimento per i paesi dell'area euro passavano dal 3% al 3,25%.

I mercati e la maggior parte degli analisti davano per scontato il rialzo dei tassi. La certezza sulla direzione seguita dal costo del denaro, ha spostato l'attenzione sulle dichiarazioni del capo della BCE. Fino a questo momento, il mandato del francese è stato caratterizzato dalla chiarezza dei suoi messaggi. Le dichiarazioni di ieri non hanno rappresentato un'eccezione. Il presidente ha sottolineato che la politica monetaria continua ad essere accomodante, ed ha aggiunto che il processo di graduale abbandono della politica accomodante proseguirà senza soste se verranno rispettate le aspettative di crescita formulate per l'area euro.

Il dubbio -forse l'unico- si concentra sulla periodicità dei rialzi. Da quando -dicembre 2005- sono iniziati i rialzi dei tassi di interesse, tutte le decisioni della Bce si sono limitate al quarto di punto, ed è improbabile che subiscano una brusca accelerazione. In quanto al ritmo, nei primi mesi dell'anno i rialzi hanno avuto una cadenza trimestrale. La riunione di agosto ha portato la periodicità degli interventi a due mesi. Se l'attuale periodicità continuerà ad essere rispettata, vedremo i tassi al 3,5% entro dicembre.

Trichet sembra avere buoni argomenti per mantenere la rotta intrapresa: l'inizio della scalata dei tassi, dieci mesi or sono, coincide con l'inizio della fase di ripresa economica dell'area euro. Le aspettative di crescita formulate dalla BCE per i paesi UE includono un +2,5% per l'anno in corso (valore identico a quello reso pubblico dalla Commissione Europea) e al +2,1% per il 2007.

Le attese -per la verità quasi nulle- per una pausa nel trend rialzista del costo del denaro, trovavano fondamento nel recente dietrofront sperimentato dalle quotazioni del greggio: il barile di brent costa circa il 20% in meno rispetto al tetto massimo raggiunto due mesi addietro. Il calo delle quotazioni energetiche ha fatto sentire i suoi effetti sull'andamento dell'inflazione che, secondo i dati Eurostat (l'ufficio statistico comunitario), è calata dal 2,3% di agosto all'1,8% di settembre. Si tratta di un livello che rispetta i limiti stabiliti dalla stessa Bce (2%). Tuttavia, Trichet ha sottolineato che il rilassamento dell'inflazione è solo una tregua. 'Ci attendiamo una forte volatilità dell'inflazione nel breve termine, e il tasso potrebbe mantenersi al di sopra del 2% per il prossimo biennio', ha dichiarato Trichet.

Gli analisti sostengono che la pausa di riflessione dell'inflazione ha posto le premesse per abbreviare il ciclo rialzista del costo del denaro nell'Unione Europea. Buona parte degli esperti che davano per scontato il provvedimento di ieri, sostengono che il rialzo di dicembre potrebbe essere l'ultimo prima di una pausa. Trichet ha tuttavia precisato che la volatilità dell'inflazione non lascia spazio per una politica monetaria predeterminata. Il messaggio è chiaro: per ora i rialzi non trovano ostacoli. A cura di www.fondionline.it



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