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Arabia Saudita, no a nuovi tagli produzione di petrolio

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Il prezzo del barile di petrolio è risalito verso la soglia dei 60 dollari al barile nelle ultime settimane, dopo aver trascorso sei mesi in sofferenza scendendo addirittura sotto quota 50. Merito delle temperature rigide che stanno interessando la parte Occidentale degli Stati Uniti in questo finale di stagione, delle nuove tensioni geopolitiche in Nigeria e con l’Iran e delle decisioni di taglio produttivo da parte dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Tutte condizioni che erano rimaste in disparte.


L’Opec si riunirà nuovamente a Vienna il 15 marzo e se fino a un paio di settimane fa non era escluso un nuovo taglio della produzione ora gli orientamenti sembrano cambiare. Il trend attuale del prezzo del petrolio e i livelli sui quali la materia prima si è riportata appaiono migliori e più corretti al ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita Ali Naimi. La produzione del principale serbatoio di oro nero mondiale è stata ridotta ed è attualmente pari a circa 8 milioni e mezzo di barili rispetto a sei mesi fa, il doppio rispetto a quanto stabilito nei precedenti vertici dell’Organizzazione.

Ali Naimi non esclude dunque che alla prossima riunione del 15 marzo gli attuali livelli di produzione del petrolio possano essere lasciati invariati mentre sono sotanzialmente confermati gli investimenti previsti fino al 2009 dall’Arabia Saudita che dovrebbero portare a un’incremento della capacità produttiva pari a quasi un milione di barili.

 

Il petrolio Brent del mare del Nord viene scambiato attualmente a Londra a quota 58 dollari al barile facendo segnare un ribasso di circa un punto e mezzo percentuale rispetto a ieri.

 

(Notizia aggiornata alle ore 11:00)