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Apre i battenti la banca unica in Unicredit, ma il vero banco di prova sarà il comitato strategico

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Dopo un lungo fine settimana di preparazione, il giorno del debutto è arrivato. Chiusi gli sportelli per la festività di Ognissanti da oggi i clienti di Banco di Sicilia, Banca di Roma e delle altre controllate inglobate nel “bancone” entreranno nelle filiali, tutte uguali, di Unicredit. Ha aperto i battenti la Banca Unica di Piazza Cordusio. Il piano di integrazione delle banche-reti domestiche fortemente voluto da Alessandro Profumo sulla carta dovrebbe portare a un miglioramento nell’efficacia e nelle tempistica delle risposte operative. Ma solo il tempo darà la certezza della bontà di questa trasformazione.


“Il ridisegno del modello organizzativo entra nella sua fase implementativa. Solo in un adeguato orizzonte temporale se ne potranno valutare gli impatti, in termini di qualità ed efficacia del servizio reso al cliente e di sviluppo commerciale”, commenta Luca Comi di Centrosim. “Il comparto retail ha sofferto in termini di risultati economici per la compressione degli spread, determinata dal brusco calo dei tassi a breve. Ad ogni modo – conclude l’esperto – il nuovo piano vuole essere la prima risposta alla flessione dei risultati della Divisione, in attesa del miglioramento del contesto esterno”.

Eppure a Piazza Cordusio avrebbero un asso nella manica da giocare: proseguire sulla strada dell’internazionalizzazione nell’Europa del Centro ed Est Europa che negli ultimi anni ha portato Unicredit a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella regione dell’ex cortina di ferro. Come segnalato dalla Lex Column del Financial Times l’austriaca Erste Bank e l’istituto italiano prima della crisi erano cercate dagli investitori per trarre profitto dalla forte crescita prevista in questa area dell’Europa. L’inversione di tendenza scattata con la crisi, però, è stata troppo veloce. E adesso? “Nella regione non c’era un tracollo – prosegue il quotidiano della City – . Ma per le banche, il toccasana per una rinnovata crescita fa effetto con lentezza”.


L’analisi si sofferma sulla voce conti: Erste ha messo in cascina nove mesi in miglioramento solo marginale con una contribuzione negativa di tutte le attività estere, Slovacchia esclusa, ma con utili sostenuti dalle attività austriache. Discorso diverso per Unicredit, che secondo l’Ft “sta combattendo per una modesta ripresa in Italia”. In più il neo amministratore delegato, Federico Ghizzoni, ricorda il quotidiano, “parla di un ritiro dai mercati esteri sottoperformanti”. “Ora che l’Europa centrale e orientale sembrano di nuovo promettenti, gli investitori potrebbero essere tentati di pensare il meglio di UniCredit – prosegue la Lex Column -. Le azioni non sembrano care a un multiplo di 0,9 sul valore contabile tangibile, ma questo prima di tener conto dei possibili costi dell’espansione. Invece, le azioni di Erste, anche dopo aver reso il 42% in più di Unicredit quest’anno, trattano a un valore relativamente non costoso di 1,3 volte il valore contabile tangibile”. Nella banca austriaca, il rapporto tra gli utili pre-accantonamenti sulle attività ponderate per il rischio è circa il doppio di quella di UniCredit, nota Evolution Securities. Per gli investitori, Erste può essere il più sicuro procuratore per la regione.


In realtà al di là delle strategie “sulle mappe”, di carne al fuoco in casa Unicredit ce n’è parecchia a cominciare dai tre comitati che si riuniranno nel pomeriggio domani: strategico, governance e remunerazione. Un appuntamento che sarà sfruttato dal management per cercare di fare qualche passo avanti sulle ultime questioni lasciate aperte dall’uscita di Alessandro Profumo. Nella stanza dei bottoni di Piazza Cordusio si discuterà dei conti che verranno approvati dal board il prossimo 9 novembre (gli analisti si attendono un utile di 391 milioni, in linea con quello di un anno fa).

L’occasione sarà sfruttata anche per valutare le candidature per riempire la casella di responsabile del corporate banking, dopo la decisione di Sergio Ermotti di lasciare il gruppo seguita al rimescolamento della governance, che l’ha visto penalizzato rispetto a Roberto Nicastro, nominato direttore generale, e Paolo Fiorentino, diventato chief operating officer. I sondaggi per trovare un valido successore sono in corso e al momento l’erede di Ermotti non avrebbe ancora un nome. Il mercato apprezzerebbe molto un esterno, ma secondo l’ultimo tam tam di Borsa una soluzione interna avrebbe il volto del tedesco Theo Weimer, ex Goldman Sach e attuale country chairman di Unicredit in Germania. Quel che è certo è che sulla scelta del successore vigila con molta attenzione Rampl.

Sulla stampa continuano le speculazione che danno in uscita il presidente di Unicredit in polemica con la scelta dei soci di bocciare la sua idea di una doppia direzione generale. La diplomazia riparte quindi dal sostituto di Ermotti che dovrà avere uno spessore tale da scacciare l’impressione, alimentata dall’architettura della governance, di un investment banking in posizione subordinata rispetto al retail. In caso contrario  c’è chi azzarda che l’ipotizzato addio di Rampl potrebbe farsi più concreto. Se dovesse succedere secondo diversi analisti interpellati da questa testata il mercato potrebbe interpretare il nuovo strappo al vertice come una vittoria a tutto campo delle fondazioni e verrebbe messa in dubbio la strategia della banca (uscire o ridimensionare drasticamente il CIB).