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Apple, GE, Goldman Sachs e petrolio, le quattro grane che spaventano tutta Wall Street

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La luna di miele post elezioni midterm è già finita a Wall Street con le big tech (-5% Apple, -4,41% Amazon) e non solo a condizionare l’umore dell’intero mercato. Ieri la Borsa di New York è tornata a soffrire inanellando una nuova seduta difficile con tutti i principali indici in netto calo (Nasdaq -2,78%, Dow Jones -2,32% e S&P 500 -1,97% complici anche i nuovi minimi dei prezzi del petrolio e la forza del dollaro USA che suscita preoccupazioni sulla competitività delle società statunitensi in un contesto economico sempre più sfidante. Donald Trump in un tweet ha richiamato l’OPEC a non effettuare un taglio della produzione.

“La giornata di ieri mette a nudo una delle principali criticità del mercato statunitense, ovvero la forte concentrazione sui titoli cosiddetti FAANG“, rimarca MPS Capital Services.

Apple, in fumo 180 mld $ di capitalizzazione

A dettare il ritmo e condizionare l’umore dei principali indici, in particolare il Nasdaq e Dow Jones dove il peso è consistente, è stata Apple. Dai massimi storici, con capitalizzazione che era schizzata oltre i 1.100 mld di dollari, il sell-off del 16% circa del titolo ha mandato in fumo oltre 180 mld di dollari di valore. Il colosso di Cupertino è sceso di oltre il 5% a Wall Street in scia ai timori scatenati dal warning di Lumentun Holdings che potrebbe essere sentore di un calo della domanda di iPhone. Apple risulta infatti il più grande cliente di Lumentun. Le azioni di Lumentum sono crollate di quasi il 33%. La società non ha indicato espressamente Apple, ma in precedenza aveva elencato il gigante tecnologico come il maggior cliente per l’anno fiscale 2018.

Indicazioni preoccupanti che arrivano dopo i rumor di inizio mese rilanciati dal quotidiano Nikkei circa la decisione di Apple di fermare i piani per ulteriori linee di produzione correlate all’iPhone XR, uno dei tre nuovi modelli (quello a costi più contenuti).

 

Il peso di Apple & co. su DJ e Nasdaq

Il Dow Jones in valore assoluto ha ceduto ieri circa 600. Il calo del 5% di Apple corrisponde a oltre 10 punti. Un calo di $ 1 di in qualsiasi componente del Dow si traduce in uno swing di circa 6,8 punti dell’intero indice e quindi Apple ha inciso per quasi 70 punti sul calo dell’indice che vede Apple come quinto maggior componente nonostante sia la società più grande per valore di mercato.

Apple, Amazon, Alphabet (azioni classe A e C) e Facebook da sole pesano per il 12% circa sull’intero S&P 500; Gli stessi 4 colossi hi-tech pesano addirittura per il 35% sull’intero NASDAQ 100.

 

I casi GE e Goldman

Sul Dow Jones il titolo giù influente è Boeing (9,54%) in virtù del prezzo unitario elevato delle sue azioni. Terzo maggior titolo è Goldman Sachs che ieri è scivolata indietro del 7,46% complice il coinvolgimento in una frode maltese riguardante il fondo 1MDB (1Malaysia Development Bhd, dal quale sarebbero stati sottratti 4,5 miliardi $). Le ultime indiscrezioni parlano di un incontro fra l’ex amministratore delegato Lloyd Blankfein e la mente della truffa Jho Low.

Il ministro delle finanze maltese ha chiesto un “rimborso completo” portando le azioni di Goldman al loro più grande calo dal 2011. “Non è tanto l’importo in dollari – afferma Gerard Cassidy di RBC Capital Markets – È più che non sappiamo ancora tutti i fatti, non conosciamo tutti i punti importanti della storia in questo momento. È la paura dell’ignoto”.

 

Terzo anello debole di questi giorni è il colosso GE sceso del 6,9%, segnando il 13 calo delle ultime 14 sessioni chiudendo a $ 7,99. JP Morgan la scorsa settimana aveva tagliato il suo obiettivo di prezzo sul titolo da 10 a 6 $, citando le preoccupazioni sui $ 100 miliardi di debiti del conglomerato.