1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Api in borsa, voglia di crescita nel settore elettrico

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Far dimenticare il debutto in borsa di Saras non sarà facile, soprattutto al popolo dei risparmiatori privati che nel gruppo di Moratti, big della raffinazione in Italia ed Europa, avevano creduto ciecamente. A questi prezzi il petrolio abbacina, inutile negarlo, e per questo il brusco risveglio dopo lo sfortunato esordio in borsa della società lombardo-sarda è stato ancora peggiore. Con queste premesse, la decisione di Api di continuare sulla strada della quotazione nonostante il brutto momento dei listini, non è da sottovalutare e fornirà anzi a tutto il mercato la prova del nove sulla appetibilità del settore petrolifero in questo frangente. Le differenze ci sono: la raffinazione, business volatile per eccellenza, è parte fondamentale di Saras mentre rappresenta solo il 25% del margine operativo lordo (ebitda) di Api, più esposta nella distribuzione e nella produzione di energia elettrica, business considerati più stabili. In casa della società marchigiana comunque, d’accordo con Capitalia e Goldman Sachs, hanno scelto di cavalcare il mare mosso dei listini fissando una forchetta di prezzo molto ampia (5,25-7,25 euro), con la quale si pensa di contenere tutta la volatilità che i mercati in questo momento subiscono. Una decisione saggia, che dovrebbe evitare brutte sorprese il 20 giugno quando le adesioni saranno raccolte (lo sbarco avverrà il 23 giugno).
La società conta di raccogliere circa 150-200 milioni che serviranno a ridurre l’indebitamento netto, pari a 854 milioni di euro al 31 marzo 2006, e a sostenere i programmi d’investimento, che raggiungeranno il picco di 150 milioni di euro nel 2005 per poi tornare nel 2007 su livelli all’incirca pari al 2004, quando la società spese circa una sessantina di milioni, come ha ricordato il direttore finanziario (cfo) Salvatore Cardello. Il rapporto tra i debiti netti e il patrimonio, pari ora al 68%, dovrà scendere invece entro il 30-40%, un valore considerato dal cfo in linea con il settore.
Dove si guarda per gli investimenti futuri? Essenzialmente alla produzione di energia, trapela durante il road show per la quotazione dalle parole dell’amministratore delegato della società Umberto Scarimboli. La generazione elettrica, derivante dagli scarti di lavorazione della raffineria, ha rappresentato nel 2005 il 37% del margine operativo lordo di gruppo. Api ha in cantiere la costruzione di due nuove centrali a ciclo combinato a Falconara per 600 Megawatt complessivi, che si aggiungono a quella già esistente da poco meno di 300 Mw. La costruzione dovrebbe partire nel 2007, dopo l’esame delle autorizzazioni, per concludersi nel 2009-2010. Il progetto è ambizioso in quanto la società cercherà di avvicinarsi al 100% del fabbisogno energetico delle Marche, ed in prospettiva quindi il peso in conto economico delle attività elettriche dovrebbe crescere più che proporzionalmente rispetto alle altre divisioni anche se la società non potrà avvalersi delle norme cosiddette del Cip 6, che consentono di vendere l’energia a prezzi più alti della media di mercato.
Sì, perché dopo l’acquisizione nel 2005 della rete Ip dall’Eni per 190 milioni di euro, la società non prevede un ulteriore sostanziale crescita della rete di distribuzione, che conta ora circa 4550 punti vendita: la prima in Italia per numerosità, e la terza per erogato di distillati. Qui l’attenzione, e le risorse, saranno poste solo per mantenere il presidio nei distributori che non sono di proprietà (90% per le insegne IP) a scadenza dei contratti, e porzioni della rete potrebbero essere acquistate in quest’ottica, come ha ricordato Scarimboli.
Come sono andati i conti nel 2005? I ricavi sono stati pari a 2,67 miliardi di euro (+59% sul 2004), che hanno generato un margine operativo lordo di 254 milioni (+82%) e un utile netto quasi raddoppiato a 96 milioni di euro. Nel primo trimestre 2006 l’ebitda è invece sceso a 35 milioni rispetto ai 58 dello stesso periodo del 2005, con una perdita netta di 6 milioni di euro rispetto all’utile di 28 milioni del 2005. Risultati in calo che tengono conto della debolezza dei margini di raffinazione in questo periodo, come si evince anche dalle trimestrali di Saras ed Erg, e della fermata programmata dell’impianto di Falconara, decisa “tatticamente” prima della quotazione. La prossima sarà tra quattro anni.
Un’ultima notazione circa l’entità del prossimo dividendo. Quello relativo al 2005 non è stato distribuito, e per il 2006 la società ha indicato un payout compreso tra il 25 e il 50%. Un range che non chiarisce molto la politica scelta dalla società. L’unica indicazione data è che l’entità della cedola dipende dalla politica di investimento della cedola.