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Antitrust: “I conti correnti italiani sono i più salati dell’Ue”

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L’Antitrust bacchetta il mondo bancario italiano. Al termine dell’indagine conoscitiva sui prezzi alla clientela dei servizi bancari condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è emersa l’esigenza di una reale trasparenza circa i conti correnti per indirizzare i consumatori verso le scelte migliori.


La ricerca, condotta sulla base delle risposte a un questionario fornite da 72 banche ha soprattutto messo in evidenza come in Italia il costo medio di tenuta e movimentazione del conto corrente è molto alto rispetto agli altri principali Paesi dell’Unione europea. Nel Belpaese infatti la spesa totale annua media (ponderata) di sistema è pari a circa 182 euro all’anno rispetto i dati europei nettamente inferiori (per l’Olanda meno di 35 euro, in Belgio e UK al di sotto dei 65 euro, in Francia meno di 99 e in Spagna circa 108). Risultati che confermano una debolezza maggiore del processo competitivo nel nostro settore bancario rispetto agli altri Stati del Vecchio continente e anche l’assenza di incentivi allo sviluppo di un reale gioco concorrenziale. Non è infatti il numero degli operatori a garantire condotte aggressive, si legge nel comunicato diffuso dall’Antitrust, ma anche un più basso livello di spesa media di conto correnti.

Da segnalare poi – altra peculiarità del sistema italiano – un’enorme variabilità dei prezzi: per la stessa tipologia di conto si può pagare anche 10 volte di più. È questo uno dei problemi maggiori denunciati dall’Authority. Ma c’è dell’latro. Il nodo principale rimane quello relativo alla mobilità dei correntisti. Spesso il tipo e le modalità di informazioni non agevolano la scelta del conto corrente più economico nella fase iniziale di stipulazione del contratto. E anche in seguito sono pochi gli incentivi che spingono il cliente ad abbandonare la propria banca viste le numerose difficoltà che un cambiamento comporterebbe. La difficoltà di scelta è provata dalla variabilità dei prezzi: il correntista può spendere anche 6 volte – e in taluni casi anche oltre le 10 volte – in più per lo stesso uso del c/c a seconda della banca e del conto selezionato. Esiste in sostanza una “gran parte” di domanda che paga prezzi molto più alti rispetto alla “nicchia” di utenti che seleziona il conto migliore. Questo si traduce nell’assenza di incentivi da parte delle banche a cambiare il sistema, ossia a informare realmente ed efficacemente i correntisti: è evidente infatti che i profitti vengono realizzati sulla domanda fidelizzata non mobile e che ha selezionato conti a costi alti rispetto all’uso.


Inoltre, l’analisi dimostra che ai conti meno convenienti sono associati tassi attivi più contenuti e tassi passivi più elevati. Paradossalmente più un conto è oneroso in termini di sua tenuta e movimentazione, più non è conveniente per il correntista in termini di tassi di interesse. Con i conti correnti online si può ridurre mediamente di circa il 60% la spesa.

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