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L’Annozero di Telemedia. Al mercato piacciono le prove di terzo polo

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Annozero è ormai questione chiusa per la Rai. Il programma di Michele Santoro, che portava alla seconda rete della tv di Stato il 20,6% di audience medio rispetto al 9% di Rai2 nell’arco dell’intera giornata, potrebbe approdare a La7 dopo l’addio del conduttore alla Rai. L’emittente controllata da Telecom Italia Media è pronta a fare tesoro della raccolta pubblicitaria che il contenitore giornalistico porterebbe con sé. Uno scenario a cui il mercato guarda con favore, memore dell'”effetto Mentana” su ascolti e, soprattutto, sulla raccolta pubblicitaria dell’emittente di Telemedia. Il passaggio dell’ex direttore del Tg5 alla direzione del telegiornale targato La7 lo scorso anno era stato alla base di un incremento di share e di una revisione verso l’alto dei listini applicati agli inserzionisti pubblicitari. Il copione potrebbe ripetersi: secondo i dati di Sipra, concessionaria pubblicitaria della Rai, uno spot di trenta secondi all’interno di Annozero, costa sui 66mila euro. Come da non sottovalutare sono le ventilate aperture di La7 verso alcuni volti Rai di primo piano: Gabanelli, Floris e Fazio.


La campagna acquisti di La7 ha messo le ali al titolo Telecom Italia Media, che intorno alle 15.30 ha  toccato i massimi di giornata sfiorando un rialzo del 19% a quota 0,225 euro. Coinvolta nella partita anche Cairo Communication, concessionaria pubblicitaria dell’emittente. “Una campagna reclutamenti forte da parte di La7 avvantaggerebbe Cairo Communication – sostengono gli analisti di Equita nella nota odierna – che sull’advertising sul canale trae circa il 60% dei ricavi”. Questo il commento degli  esperti che mantengono la raccomandazione d’acquisto sul titolo (“buy”) e prezzo obiettivo a 3,8 euro.

Sullo sfondo, sembra ricomporsi l’immagine della tanto attesa nascita del terzo polo televisivo. È da qualche settimana infatti che si rincorrono indiscrezioni su un possibile acquisto di La7 da parte del gruppo l’Espresso-Repubblica da Telecom Italia Media (sempre seccamente smentite dal gruppo editoriale). Ieri la controllante Telecom Italia ha bollato come mere ipotesi di lavoro le voci su un possibile riassetto all’interno di Telemedia che, come ipotizzato dal Fatto Quotidiano, vedrebbe il 40% del capitale in mano ad un azionista di controllo, il 37% all’attuale proprietà e il 23% al mercato.