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L’anno nuovo non ha portato ancora consiglio ad Unicredit, analisti guardano dossier Pioneer

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E’ fitta la nebbia che avvolge Piazza Cordusio. È terminato poco prima delle 19 ieri il primo consiglio di amministrazione del 2011 di Unicredit, convocato per trattare del budget. Ma “l’anno nuovo” non ha ancora portato consiglio. All’uscita i consiglieri della banca hanno mantenuto il più stretto riserbo sui contenuti della riunione. Secondo fonti finanziarie si sarebbe trattata di una riunione di ordinaria amministrazione. Il meeting si sarebbe protratto per oltre tre ore semplicemente perchè, dopo le fusioni del piano Banca Unica o One4C, molte delibere che prima erano di competenza dei cda delle controllate ora sono confluite nel board della capogruppo.


La lunga riunione, che ha impegnato i consiglieri per gran parte del pomeriggio, non ha affrontato il tema che arroventa gli analisti e il mercato della scelta del successore di Sergio Ermotti al Corporate & Investment banking, argomento che non era all’ordine del giorno, ma che è in cima all’agenda dell’amministratore delegato, Federico Ghizzoni, ormai da qualche mese. Quella del banchiere di Lugano che da aprile siederà in Ubs come presidente e a.d dell’area Emea, è una delle caselle – di importanza strategica – rimaste vacanti dopo la ridefinizione, negli ultimi mesi, degli assetti di vertice e, a cascata, di alcuni ruoli chiave all’interno del gruppo. In più di un’occasione, è stato lo stesso Ghizzoni, a ricordare che l’istituto è alla ricerca, per la divisione di una personalità di rilievo.

È presumibile poi che nelle prossime riunioni si inizi a fare il punto anche sul piano industriale che verrà presentato per l’estate e le cui linee guida hanno però già avuto il via libera nell’ultimo consiglio di amministrazione del 2010. Secondo quanto risulta a questa testata non sarebbe ancora stata individuata una papabile lista di validi candidati, anche se gli head hunters cui è stato affidato l’incarico di trovare qualche candidato stanno lavorando a pieno ritmo. Tra i nodi che devono essere sciolti in Piazza Cordusio, c’è anche quello relativo alla valorizzazione di Pioneer. Tre gruppi sarebbero stati ammessi alla due diligence della società di gestione del risparmio del gruppo. Secondo indiscrezioni di stampa si tratta dell’inglese Resolution e delle francesi Amundi, la joint venture tra Credit Agricole e SocGen, e Natixis.


Su Pioneer pesa però l’incognita dell’azione legale avviata da Irving Picard, il liquidatore del gruppo Madoff, che ha chiesto a Unicredit e alla sua controllata 19,4 miliardi di dollari di risarcimento in relazione ad eventuali responsabilità nella truffa ordita dall’ex presidente del Nasdaq. Secondo Picard, Unicredit e Pioneer avrebbero avuto un ruolo nel sistema Medici, l’organizzazione manovrata da Sonja Kohn, banchiera austriaca e fondatrice di Bank Medici, per alimentare lo schema Ponzi creato da Madoff.


“La lentezza delle decisioni sulla sostituzione di Ermotti è piuttosto sorprendente e da valutare negativamente, alla luce del peso della business CIB sui ricavi e i profitti del gruppo”, segnala Luca Comi di Centrosim. A suo avviso per quanto riguarda la valutazione di Pioneer dipenderà in misura rilevante dai distribution agreement incorporati nel contratto di cessione/partnership. “Sul mercato – segnala l’esperto che su Unicredit ribadisce sell con target di 1,70 euro – circolano ipotesi di una valorizzazione complessiva nel range 3-3,5 miliardi, con un goodwill sulle masse gestite nell’intorno dell’1,7-1,8%”.


“Il nodo centrale è la valutazione”, gli fanno eco gli analisti di Equita (hold con target di 2,2 euro). “Secondo noi il multiplo difficilmente può essere superiore a 10 volte gli utili (2,5 miliardi), ma trattandosi di una fusione l’unico fattore rilevante è la valutazione relativa dei due asset”, osservano questi esperti della sim milanese, segnalando che come ipotesi alternativa il Sole 24 ore ha citato anche la cessione delle attività US e la fusione del resto con Eurizon. Un’ipotesi quest’ultima definita da loro molto improbabile “perché commercialmente difficile da proporre alla rete”.


Preferiscono focalizzarsi sull’impatto ad oggi plausibile per il crescente costo della raccolta e per prospettive più caute sul lato crescita commissionale gli esperti di Intermonte. Il broker fattorizzando cosi come fatto per le altre banche un minor contributo da trading per il 2010 ha ridotto l’Eps di Unicredit del 7% e limato il target price a 1,85 euro dal precedente 1,90 euro. “Il maggior valore relativo al franchise di qualità e geograficamente diversificato al momento secondo noi è offuscato dai maggiori rischi legali (Madoff) e dal possibile peggior impatto da Basilea III”, argomentano gli esperti, che concludono osservando che “nel breve il titolo beneficia dello scenario di calmieramento delle tensioni a livello europeo, ma non cambiamo raccomandazione”. Il giudizio è stato confermato neutral. Il titolo Unicredit oggi guadagna l’1,21% scambiando a 1,84 euro.