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L’anno del Coniglio sarà l’anno dell’inflazione. Per economisti super balzo a gennaio

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Nel 2011 i prezzi aumenteranno in Cina e l’Anno del Coniglio sarà l’anno dell’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo, principale indicatore che misura l’inflazione, potrebbe aumentare del 5,4% annuo nel mese di gennaio. Se dalle ipotesi di scuola si passerà alla realtà, questo sarebbe il livello più alto mai raggiunto dall’inflazione in Cina dal luglio 2008 a questa parte. E’ quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi e condotto tra 12 economisti. L’ufficio nazionale delle statistiche cinese annuncerà l’indice ufficiale dei prezzi la prossima settimana. In molti hanno segnato in calendario l’evento il 15 febbraio e stanno in campana. L’aumento dei prezzi al consumo nella seconda economia mondiale aveva leggermente rallentato al 4,6% in dicembre dopo il 5,1% di novembre. Nel luglio 2008, prima della crisi finanziaria globale, l’indice dei prezzi era aumentato del 6,3%.

 

“Sebbene l’indice dei prezzi al consumo in dicembre sia diminuito leggermente da novembre, dovremo fronteggiare ancora una forte pressione inflazionistica nella prima metà dell’anno”, avverte Zhang Liqing, presidente della Finance School della Central University of Finance and Economics. “Questo è il fattore fondamentale dietro il rialzo dei tassi d’interesse questa volta”, ha aggiunto Zhang. In dicembre l’aumento è stato del 4,6%, in leggera decelerazione rispetto al 5,1% di novembre, che aveva segnato il picco a 28 mesi, ma sono diversi gli economisti che prospettano che in gennaio possa rialzare la testa. I prezzi dei prodotti alimentari tendono tradizionalmente a salire in Cina prima dell’arrivo del nuovo anno lunare, iniziato il 3 febbraio di quest’anno, il mese scorso poi sono cresciuti più velocemente del solito soprattutto a causa della siccità che ha colpito le regioni del Nord. La siccità che ha colpito tutto il nord della Cina ha infatti portato ad un livello record il prezzo del grano, proprio nel momento nel quale il governo cerca di contenere con misure restrittive l’inflazione, che ha colpito sopratutto i generi alimentari.

 

Secondo il sito web di informazioni economiche Hexun il prezzo di una tonnellata di grano ha raggiunto i 2.865 yuan (circa 318 euro) sul mercato di Zhengzhou (Cina centrale). La situazione, secondo l’agenzia Nuova Cina, è grave in tutto il nordest del Paese e in particolare nella provincia produttrice di grano dello Shandong, dove la siccità, iniziata in ottobre, durerà almeno altri dieci giorni. L’agenzia aggiunge che, se pioverà entro la fine di febbraio, la siccità sarà la più grave degli ultimi 200 anni. Secondo la Food and Agriculture Organization (Fao), l’agenzia dell’Onu per l’ agricoltura, 5.16 milioni di ettari dei 14 milioni di ettari di terreno coltivato a grano in Cina sono stati colpiti dalla siccità. Da parte sua, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) ha lanciato un monito contro l’impatto della siccità sul prossimo raccolto di frumento invernale in Cina, che è il più grande produttore e il più grande consumatore mondiale di grano. “La siccità persistente rappresenta un problema potenzialmente grave”, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma, che ha aggiunto che l’area interessata si estende su 5.160.000 ettari, che rappresentano i due terzi della produzione nazionale di grano. Le otto province colpite rappresentano oltre il 80% della produzione cinese di frumento invernale che è seminato in autunno e inizia a germinare quando il clima si scalda in primavera.

 

Nella provincia di Shandong, il secondo maggior produttore di frumento in Cina, le precipitazioni negli ultimi mesi sono state dell’85% inferiori alla norma. “Il governo cinese sostiene di avere considerevoli scorte di frumento, che potrebbero alleviare la penuria e rallentare la crescita dei prezzi nel medio termine”, osserva in una nota Alaistair Chan, economista di Moody’s. Ma nel lungo periodo, “la domanda di una classe media sempre più grande e in crescita per tutti i prodotti agricoli dovrebbero rendere il cibo più costoso e rendere la situazione meteorologica fonte di preoccupazione costante”, dice l’analista. Sempre secondo la Fao i prezzi alimentari hanno raggiunto il livello più alto da sempre nel mese di gennaio a livello mondiale e dovrebbero continuare a crescere. “L’aumento dei prezzi non alimentari ha probabilmente accelerato a sua volta, mostrando che le pressioni inflazionistiche stanno diffondendosi in tutta l’economia”, secondo gli esperti che hanno partecipato all’indagine. Per arginare l’inflazione, la Banca centrale questa settimana ha deciso di colpire: ha alzato il tasso di riferimento di 0,25 punti percentuali, dopo aver effettuato due rialzi dei tassi dello stesso importo nel mese di ottobre e dicembre.

 

Il rialzo dei tassi è arrivato tra crescenti pressioni sul governo cinese affinchè metta sotto controllo l’inflazione. Con il terzo aumento dei tassi d’interesse in sei settimane, il messaggio inviato da Pechino è chiaro: la preoccupazione per il surriscaldamento dell’economia del Dragone, e in particolare per la crescita dell’inflazione, è forte. L’annuncio dell’aumento, arrivato come subodorato dagli investitori durante il periodo di vacanze per il nuovo anno lunare, era largamente atteso dagli analisti, che prevedono nuove misure restrittive bei prossimi mesi. “Non sapevo che l’aumento sarebbe stato annunciato questa settimana, ma si sapeva che i tassi sarebbero cresciuti”, ha commentato Mike Lenhoff, esperto britannico. Per gli analisti la scelta dei tempi per il rialzo dei tassi, immediatamente dopo le vacanze per il Capodanno cinese, non è stato casuale: si è voluto mandare ai mercati un forte segnale sull’attenzione della Pboc all’inflazione.

 

“Nonostante il terzo aumento dei tassi, molto probabilmente non sarà l’ultimo nel tentativo di cercare di stabilizzare le aspettative su un prossimo rialzo dei prezzi”, segnala anche Sun Junwei, economista cinese presso Hsbc. “Ci aspettiamo che i rialzi sui tassi da parte della Banca centrale della Cina continueranno a rimanere modesti, dal momento che la strategia di muovere sui tassi viene vissuta più come un segnale che come un vero e proprio strumento quantativo. E’ molto improbabile che sarà aggressiva – prosegue l’esperto – . Il Pboc deve riuscire a centrare un difficile equilibrio muovendosi tra il rafforzamento dell’inflazione stemperato attraverso il rialzo dei tassi e l’implementazione del QE2. In questo senso – conclude – una politica monetaria troppo aggressiva potrebbe servire ad attrarre capitali nel Paese ed esacerbare ulteriormente il problema domestico dell’eccesso di liquidità”. Da qui al secondo trimestre ogni momento è buono per passare nuovamente in azione.