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Anche Weber si sbilancia sui tassi. Per Roubini alzarli troppo presto sarebbe fatale

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La fiammata dell’inflazione colpisce, seppure per cause diverse, l’Europa e i paesi emergenti e spinge la Bce verso la strada del rialzo dei tassi, mentre le nuove regole sulla finanza continuano a incontrare serie resistenze. E la situazione libica aggiunge una pericolosa e ancora sconosciuta variabile che potrebbe scombinare l’equazione della ripresa mondiale. Un aumento dei prezzi petroliferi a 140 dollari al barile potrebbe riportare alcune economie avanzate in recessione. A dirlo è Nouriel Roubini, l’economista noto per aver anticipato la crisi finanziaria globale che aggiunge: la Bce commetterebbe un errore se dovesse alzare troppo presto i tassi d’interesse. A due settimane dal G20 di Parigi i principali banchieri centrali del mondo tornano a riunirsi alla Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea. Lontani dai riflettori mediatici della capitale francese, dove aveva tenuto banco la resistenza cinese sul cambio e il monitoraggio degli squilibri globali, i governatori riuniti nel Global Economy Meeting  presieduto dal presidente della Bce Jean Claude Trichet sono impegnati da ieri in una serie di riunioni per fare il punto sulle situazioni più a  rischio.


La crisi nordafricana e in particolare il conflitto che in Libia assume di ora in ora sempre più i contorni di una guerra civile ha dato il vita a una serie di forti movimenti speculativi sul prezzo del petrolio, accrescendo quel movimento al rialzo delle materie prime che si innesta su un preesistente aumento dell’inflazione in Eurolandia. Un quadro che ha spinto la Bce a prospettare un rialzo dei tassi ad aprile dopo un lungo periodo di tassi ai  minimi. Il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, si è detto convinto anche ieri che tutti gli istituti centrali condividono l’obiettivo di Francoforte di frenare le aspettative di inflazione (sempre più minacciose anche a causa del boom del greggio per il deteriorarsi della situazione libica). Tuttavia, ha specificato, ognuno procederà nei modi e tempi propri. Trichet, che appunto a sorpresa la scorsa settimana ha aperto a una stretta sui tassi per combattere il rialzo dei prezzi in Eurolandia, ha assicurato che tutti i banchieri centrali delle grandi potenze mondiali (il Gem mette insieme il 90% dell’economia mondiale) sono uniti nel frenare le aspettative di inflazione. Come osserva Silvio Peruzzo di Royal Bank of Scotland c’è stato uno sviluppo inaspettato.

“L’outlook di crescita dell’inflazione è diventato troppo dissonante di fronte a una politica monetaria che adesso è troppo accomodante. Qualche conseguenza di fronte a rialzo dei tassi potrebbe però esserci con la Periferia d’Europa in recessione o stagnazione. Pertanto un incremento dei tassi non aiuta il processo di consolidamento fiscale. Il cambio di atteggiamento della Bce è una scommessa rischiosa perché la crisi non è risolta e potrebbe ampliare le tensioni sui mercati”. “Un rialzo dei tassi sarebbe negativo in questo momento”, concorda anche Patrizio Pazzaglia direttore investimenti di Bank Insinger, “in quanto ci sarebbe un contraccolpo sul cambio euro/ dollaro che comporterebbe esportazioni più difficili per l’area euro. Inoltre la spirale inflattiva è dettata non da una crescita dei consumi interni, ma da una domanda di materie prime sostenuta da parte di Paesi non europei. Il rischio quindi è quello di essere fuori dal coro”.


Per Carmela Pace di Mps Finance non è prematuro un imminente ritocco dei tassi perché “i prezzi sono saliti molto e conoscendo i principi della Bce l’annunciato rialzo ad aprile non arriva in realtà così all’improvviso”. Secondo l’esperta che colloca il secondo rialzo dei tassi a luglio, nella seconda parte dell’anno si guarderà comunque più al fattore crescita, mentre l’inflazione dovrebbe passare in secondo piano. Al di là della giostra di opinioni, all’Eurotower la strada sembra tracciata, se anche il presidente della Bundesbank, il falco Axel Weber, ritiene possibile un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce fino a 75 punti base nel corso del 2011. “A questo punto non vedo alcuna ragione per correggere le aspettative del mercato”, ha sibilato Weber a Bloomberg News rispondendo a una domanda sulle attese del mercato secondo cui a fine anno i tassi di interesse saranno all’1,75%, e sottolineato che le prospettive di inflazione della Bce potrebbero sottostimare l’effettiva pressione sui prezzi.


La prospettiva del rialzo dei tassi scontenta però consumatori e appunto i paesi più deboli dell’Eurozona come l’Irlanda la Grecia o la Spagna i cui andamenti del Pil sono ben lontani dalla forte crescita tedesca e che avrebbero tutto da perdere dalla decisione di Francoforte. Il rialzo è però anche una boccata d’ossigeno per quei sistemi bancari, come quello italiano o quello francese di tipo tradizionale che sul retail e i prestiti alle imprese compongono i bilanci e che sono stati fino a ora danneggiati dai tassi ai minimi. Sistemi che, come ha denunciato il padre del nuovo sistema di controlli europei Jacques de Larosiere, rischiano di essere puniti dalla nuove regole di Basilea3 pur essendo stati i più virtuosi. Ma su Basilea3, che pure è stata approvata la scorsa estate con molte concessioni, le banche, specie le big, continuano a lanciare grida di dolore. Eppure l’ad di Deutsche Bank Ackermann ha paventato danni per la ripresa criticando apertamente anche lo sforzo dell’Fsb di Mario Draghi e del G20 di voler imporre capitali aggiuntivi alle banche sistemiche troppo grandi per fallire. Un tema su cui i due organismi internazionali hanno scatenato una forte pressione consci che i contribuenti non potrebbero tollerare una nuova ondata di salvataggi con il denaro pubblico.