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Anche l’oro adesso è Made in China

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La fame di materie prime dei Paesi in via di sviluppo è cosa ben nota e i rialzi dei prezzi delle commodity ne sono una conseguenza. Altrettanto nota, nonché una delle basi del tumultuoso sviluppo di questi stessi Paesi è la ricchezza “mineraria” del loro sottosuolo. La Cina in particolare, oltre che grande consumatore, è tra i maggiori produttori mondiali di un gran numero di commodity e, come certificato dal Gold Survey 2007 pubblicato dalla società specializzata in consulenza e ricerca sull’oro, Gfms, è ora anche il maggiore produttore globale del metallo prezioso.


Nel 2007 il gigante asiatico ha estratto dal sottosuolo 276 tonnellate metriche di oro, pari a quasi 10 milioni di once, con un incremento del 12% rispetto al 2006. Scalzato dal primo posto il Sudafrica, che deteneva la produzione sin dal 1905 e che ha prodotto lo scorso anno 272 tonnellate metriche del prezioso materiale, l’8% in meno rispetto al 2006. La produzione è cresciuta anche in Indonesia mentre è calata in Sudafrica, Perù e Stati Uniti per un bilancio che a livello globale ha visto un calo dell’1%.

Secondo il gruppo di ricerca di Gfms il sorpasso della Cina ai danni del Sudafrica è giustificato dalle ricche disponibilità ancora inesplorate possedute dal territorio cinese, alle quali si contrappongono miniere giacimenti sudafricani sempre più difficili, e quindi costosi, da raggiungere e sfruttare. Il che, come conseguenza, fa pensare che il primato della Cina nella produzione di oro sarà detinato a consolidarsi nei prossimi anni.


Per il 2008, secondo le previsioni del Gold Survey, la produzione globale dovrebbe crescere del 2% mentre i prezzi dell’oro potrebbero arrivare a toccare i 1.000 dollari l’oncia, sebbene solo dopo una prima fase di ritracciamento che ha portato a una stima media per i primi sei mesi di 840 dollari l’oncia con discese fino a quota 800 dollari. “Può sembrare un livello troppo basso, considerando le variabili in gioco che stanno spingendo l’oro in questo momento – ha commentato Philip Klapwijk, direttore generale di Gfsm – ma non bisogna dimenticare che si tratta sempre di un incremento del 30% anno su anno. Messo da parte questo periodo di consolidamento, con i fondi d’investimento in condizioni di posizionarsi nuovamente long sul mercato, avremo la spinta giusto per arrivare ai 1.000 dollari”.


In questo momento in effetti, la lunga corsa dell’oro, giustificata dall’estrema incertezza che pervade i listini azionari e l’andamento dell’economia americana e globale e che ha restituito al metallo giallo il ruolo tradizionale di bene rifugio per eccellenza, lo stimolo a incassare i guadagni realizzati fa propendere il mercato per un momento di pausa. Un esempio arriva dalla vendita, effettuata ieri dal maggiore fondo aurfero, l’Etf StreetTracks Gold Trust, di 21,5 tonnellate di oro. Si tratta della cessione più grande mai effettuata dal fondo dal novembre 2004. Anche sul fronte della domanda è prevista debolezza nella prima parte dell’anno, in particolare per quanto riguarda le lavorazioni di gioielleria previste in calo del 20% nei primi sei mesi dell’anno. I prezzi elevati dell’oro mettono in difficoltà il mercato della gioielleria.


Eppure ciò non basterà a fermare la corsa all’oro, guidata in questo momento da variabili macroeconomiche e dall’andamento del dollaro, elementi principali per la stima di possibili picchi di prezzo nei pressi dei 1.000 dollari l’oncia, valore presente anche nelle ipotesi degli analisti di Goldman Sachs che hanno rivisto le stime di prezzo medio per il 2008 da 800 a 915 dollari l’oncia.