Anche oggi brividi per Lisbona e Atene. Corrono i rendimenti dei bond. Inchiesta Ue sui Cds

Inviato da Micaela Osella il Ven, 29/04/2011 - 16:04

Scintille anche oggi per il mercato dei titoli di Stato. Basta lanciare un'occhiata rapida al Portogallo e alla Grecia per capire che, anche in una giornata scarica di liquidità, complice il lungo ponte festivo di Pasqua, le nozze reali e il bank holiday di lunedì prossimo, le tensioni restano sovrane. Ha toccato un nuovo massimo storico il premio di rendimento dei titoli di Stato portoghesi a dieci anni. L'interesse è balzato al record del 9,76%. Sono ritornati su livelli record anche i premi di rendimento dei bond ellenici. L'interesse sui titoli a due anni è salito al 26,01%, mentre quello sui titoli decennali ha toccato il 16,01% prima di ripiegare al 15,93%. Lo spread tra il decennale greco e il corrispettivo bund tedesco si attesta a 1.275 punti, mercoledì 27 aveva segnato il record dall'introduzione dell'euro a 1.307 punti.

"Passano i giorni, ma senza risposte alle problematiche più urgenti della crisi del debito sovrano il nervosismo non può che peggiorare", segnalano alcuni operatori a Milano. Lisbona, che sperava in una svolta rapida sul fronte aiuti targato Unione europea e Fondo monetario internazionale, dovrà aspettare almeno la metà di maggio e soprattutto aspettare che venga sciolto il nodo finlandese prima di poter tirare un sospiro di sollievo. "Il piano di salvataggio per il Portogallo sarà pronto entro il 16 maggio", ha assicurato il primo ministro portoghese ad interim, Jose Socrates. "Dobbiamo fare uno sforzo per raggiungere un accordo che possa essere presentato all'incontro Ecofin del 16 maggio", ha aggiunto Socrates, specificando di non dubitare che la Finlandia voterà a favore del piano di aiuti al Portogallo.

Bisogna scorrere il dito sul calendario fino allo scorso 6 aprile per ricordarsi che Lisbona quel giorno ha chiesto assistenza finanziaria all'Unione europea, ma l'esito del test elettorale in Finlandia che ha visto l'exploit del partito euroscettico di estrema destra dei Veri Finlandesi ha messo in forse il salvataggio finanziario del Portogallo. Per ora il partito euroscettico di estrema destra dei Veri Finlandesi resta sulle sue posizioni: è contrario, ha ammesso il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. "Non ci sono problemi nelle trattative, ma abbiamo un problema Finlandia", ha aggiunto, auspicando che "entro metà maggio possa essere approntato un pacchetto che riceva il benestare anche dai nostri amici finlandesi".

Per il Portogallo non c'è tempo da perdere: entro giugno Lisbona dovrà rimborsare prestiti per 5 miliardi di euro. Per non arrivare impreparata all'appuntamento il piccolo Paese ha messo in calendario un'asta per raccogliere fino a un miliardo la prossima settimana, il 4 maggio. Ma la reazione del mercato la dice lunga: i costi di finanziamento sono arrivati a livelli da brivido insostenibili, sull'onda dell'effetto domino Grecia. La minaccia di una ristrutturazione del debito di Atene ha contribuito a far schizzare i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi più deboli dell'Eurozona e i cds. In attesa che ad Atene arrivino i tecnici e i funzionari della troika - Fondo monetario internazionale (Fmi), Unione Europea e Banca Centrale Europea -, previsto per i primi giorni di maggio, e che il governo greco implementi le nuove misure fiscali per far aumentare il gettito fiscale di 3,5 miliardi di euro e il piano delle privatizzazioni con cui il governo spera di reperire i 50 miliardi di euro, anche sullo stesso mercato dei Credit default swaps (Cds) cade una tegola.
 
La Commissione europea ha avviato due indagini nei confronti di praticamente tutte le principale banche d'investimento internazionali, della società Markit e della clearing house Ice per verificare se sono state violate le regole della concorrenza. La prima inchiesta aperta riguarda l'ipotesi di accesso privilegiato alle informazioni di Markit, società leader nel suo settore, sulle transazioni nel mercato dei Cds da parte di 16 banche d'investimento. Ma la lista delle banche finite nel mirino dell'Antitrust Ue è lunga. Ci sono tutti nomi illustri: JP Morgan, Bank of America Merrill Lynch, Barclays, BNP Paribas, Citigroup, Commerzbank, Credit Suisse First Boston, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC, Morgan Stanley, Royal Bank of Scotland, UBS, Wells Fargo Bank/Wachovia, Credit Agricole and Societè Generale. L'altra inchiesta riguarda invece i rapporti tra la clearing house leader per i Cds, la Ice Clear Europe, e nove banche Bank of America Corporation, Barclays Bank plc, Citigroup Inc, Credit Suisse Group AG, Deutsche Bank AG, Goldman Sachs Group, Inc., JP Morgan Chase & Co, Morgan Stanley and UBS AG). Il sospetto che nutre la Commissione è quello che la Ice avrebbe praticato alle banche tariffe preferenziali vincolandole così all'utilizzo dei suoi servizi, e questo a discapito della concorrenza.
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