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Anche Giorgio Armani sonda la Borsa

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Negli ambienti finanziari molti sono convinti che Armani andrà in Borsa. Anche se nel quartier generale dello stilista, in via Borgonuovo, smorzano gli entusiasmi. “Non siamo un’azienda vicina alla quotazione – dice il direttore generale Gianni Gerbotto – non è questo il tema al nostro ordine del giorno”. Eppure, da quel che risulta da fonti non ufficiali, dall’inizio dell’anno sono ricominciati i sondaggi con il mondo della finanza. Incontri, studi, valutazioni, contatti con alcuni degli interlocutori naturali nel caso di una decisione, pur ancora tutta da prendere: da Morgan Stanley a Merrill Lynch, per citare alcuni nomi tra quelli entrati di recente in contatto con la società. Da quel che filtra, le prime valutazioni del gruppo si collocano tra 3,5 e i 4 miliardi di euro. Nel 2005 la società, di cui forgio Armani è l’unico azionista, ha avuto un fatturato consolidato di 1,4 miliardi di euro, con un margine operativo lordo di 262,8 milioni e un utile netto di 154,8 milioni. La posizione finanziaria netta a fine anno era positiva per quasi 450 milioni di euro e la liquidità generata dalla gestione corrente era superiore ai 200 milioni. Nel solo 2005 Armani ha ricevuto un dividendo di 100 milioni, dopo i 55 dell’anno precedente. Il rapporto tra utile netto e patrimonio netto era pari al 17,5%. Si può dunque ben capire l’interesse delle banche d’affari di assicurarsi il mandato, se ci sarà.