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Anche l’auto paga la crisi del credito

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Anche il mercato automobilistico comincia a sentire i primi effetti della crisi dei mutui subprime. Le turbolenze che hanno investito il mercato del credito statunitense stanno cominciando ad avere le prime ripercussioni, non solo sui titoli legati al mondo finanziario, ma anche su altri comparti, come quello automobilistico. Il mercato sta ora penalizzando maggiormente tutte i titoli legati all’andamento del ciclo economico. Una conferma arriva dalle performance del Dj Euro Stoxx auto, che, a livello mensile, ha fatto peggio del Dj Euro Stoxx banks perdendo poco meno di dieci punti percentuali, mentre quello legato al settore bancario ha perso il 6,78%.


Dopo la corsa inarrestabile che ha caratterizzato negli anni scorsi questo settore, i primi segnali di frenata arrivano a causa della volatilità dei mercati. È questo il parere degli analisti di Citigroup nel report mensile “A brisk month for global autos”, raccolto oggi da Finanza.com. Se è vero che le immatricolazioni sono state positive in ottobre, non si può affermate lo stesso per le perfomance del mercato dell’auto. “Nonostante le buone trimestrali – spiega nella nota mensile la banca americana – ottobre è stato un mese debole in Europa per il Dj Stoxx index, che ha perso il 4,3%”. In tale scenario, gli analisti di Citi invitano alla prudenza, pur non cadendo in facili allarmismi. I rischi maggiori arrivano dalla debolezza del dollaro, dalla crisi del mercato del credito e dai costi aggiuntivi delle nuove regolamentazioni in materia di Co2.

Continetal, Peugeot e Fiat rimangono  i preferiti (global top picks) di Citigroup in Europa. Oltreoceano le preferenze ricadono su BorgWarner e Lear Corp, mentre in Asia spiccano i nomi delle giapponesi Honda e Toyota.


Un mercato ballerino quello delle quattro ruote. In ottobre, le vendite di automobili a livello mondiale sono, dunque, cresciute di più dell’8% (la crescita maggiore dal novembre 2006), dopo la flessione registrata in settembre. Il propellente maggiore arriva dai Paesi Emergenti la cui crescita non sembra arrestarsi: in Brasile e in Argentina è stata messo a segno un rialzo di oltre il 36%, seguiti a ruota dalla Cina (+22%). A parte la crescita dello scorso ottobre, anche a livello annuale, è arrivata dalla Cina la spinta positiva migliore per l’intero 2007.
“Ci attendiamo una forte crescita del 6% dalla produzione paneuropea nel 2007 – spiegano gli analisti di Citi – mentre per il Nord America stimiamo una flessione del 4%, motivata dalla debolezza del clima economico nella regione. Una ripresa, se ci sarà, non avverrà prima del terzo trimestre 2008”.