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Analyst Survey 2014 Fidelity Worldwide Investment: cauto ottimismo dal mondo corporate per il 2014

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L’indagine annuale degli analisti di Fidelity Worldwide Investment tasta il polso alla fiducia delle imprese e individua alcuni temi d’investimento di lungo termine destinati a caratterizzare l’economia mondiale e i mercati finanziari nei prossimi anni. Il campione degli intervistati è composto da 128 analisti con sede di lavoro in Europa e in Asia, offrendo così una preziosa quanto approfondita panoramica del processo di investimento sui fondamentali adottato da Fidelity.

Dall’indagine 2014 emerge che un maggior numero di società ha fiducia nell’andamento del prossimo anno rispetto al 2013, a conferma della forza della ripresa, del ritorno a condizioni “normali” e dei primi segnali di “ritorno all’azione” dopo un periodo di prolungata incertezza e di prudenza del management.

Vi sono dunque segnali incoraggianti di un recupero della spesa in conto capitale, attualmente ai minimi storici, seppur con tempistiche ancora poco chiare ed entità in graduale aumento. Spesa in conto capitale ancora impiegata prevalentemente per strategie di mantenimento piuttosto che di crescita.

A fronte di questo cauto ottimismo, i management delle società stanno iniziando a spendere una parte della liquidità presente nei bilanci, privilegiando in particolare attività favorevoli agli azionisti, acquisizioni e fusioni facilmente integrabili e aumenti dei dividendi piuttosto che crescite aggressive delle spese in conto capitale.

Nell’universo del reddito fisso, il ciclo del credito sta giungendo a maturazione e la leva è in ascesa. Nei prossimi dodici mesi la selezione delle migliori tipologie di obbligazioni sarà dunque determinante. 

Panorama variegato: ecco i settori e le aree con le maggiori opportunità di crescita

I settori connessi alla proprietà intellettuale, come quello sanitario e tecnologico, ben rappresentati nei mercati sviluppati, sono attualmente più interessanti dei comparti dei materiali e dell’energia. Le previsioni si orientano verso un incremento della redditività per i settori farmaceutico e delle tecnologie informatiche, mentre dovrebbero segnare il passo energia e materiali.

Dato l’esaurimento del superciclo delle materie prime le economie in via di sviluppo sono alla ricerca di un nuovo modello di crescita. Abbiamo pertanto assistito a una riaffermazione dell’eterogeneità intrinseca dei mercati emergenti. La Cina, indirizzata verso una riforma strutturale e del consumo interno a partire da uno scenario incentrato sulle esportazioni, rappresenta ancora un cambiamento significativo.

I management societari non dimostrano più eccessivi timori per alcuni dei grandi rischi di coda che hanno in passato gettato ombre sul loro processo decisionale, come il rischio sistemico finanziario e il rischio di contagio. Questo incoraggia i management ad allocare nuovamente il capitale, seppur gradualmente, contribuendo a generare un ambiente in cui la ricerca bottom-up potrà risultare lo strumento vincente per gli investitori. Il mercato azionario tornerà a premiare i migliori operatori nell’allocazione del capitale, distinguendo più nettamente le aziende che creano valore per gli azionisti e quelle che non lo fanno, determinando cioè vincitori e vinti.

Le ragioni dell’ottimismo

Dopo un lungo periodo di incertezza e di prudenza da parte delle società, nelle economie e sui mercati azionari si assiste a un ritorno della fiducia del management. I grandi rischi di coda di contagio o di crollo del sistema finanziario si sono progressivamente ridotti. Si prevede una ripresa delle spese in conto capitale (capex). Anche se storicamente in termini assoluti l’energia e i materiali hanno sempre costituito due delle principali voci negli investimenti in conto capitale, nell’indagine questi settori sono stati quelli che hanno registrato i risultati peggiori. La sanità e i beni di consumo discrezionali rappresentano invece i settori trainanti nelle previsioni di crescita del capex degli analisti.

Orientamento verso le attività favorevoli agli azionisti

Uno dei risultati più eclatanti dell’indagine riguarda i dividendi. Gli analisti hanno riferito che gran parte delle società con cui si relazionano è propensa a mantenere (54%) o persino ad aumentare (40%) i dividendi. Come forse era prevedibile, le imprese di servizi finanziari (dopo la crisi affrontata nel 2008/09) e le società sanitarie sono le più ottimiste riguardo alle previsioni di aumento dei dividendi.

Le prospettive appaiono più rosee per quelle società che oggi dispongono di importanti proprietà intellettuali da sfruttare in un momento in cui si è giunti al termine del superciclo delle materie prime. Nel comparto sanitario, è imminente il lancio di nuovi farmaci che rivoluzioneranno le terapie in alcuni campi come quello oncologico, mentre il settore informatico si prepara a compiere un ulteriore balzo in avanti con l’introduzione di tecnologie Internet innovative e gli aumenti della produttività resi possibili dai “big data”.

Facendo segnare un altro risultato molto netto, l’85% degli analisti ha dichiarato che fusioni e acquisizioni costituiranno una priorità nel prossimo futuro. Le società di telecomunicazioni vengono considerate tra i candidati più probabili per transazioni su vasta scala, anche perché le autorità di regolamentazione sono favorevoli a un maggiore consolidamento del mercato, attualmente molto frammentario. I vantaggi per il comparto azionario sono ancora una volta facilmente intuibili. Occorre tuttavia precisare che la tipologia di attività di fusione e acquisizione prediletta al momento è l’acquisizione per incorporazione, ossia il meccanismo più semplice e diretto (nonché in molti casi il più economico) e con il minor grado di rischio.

Dal punto di vista geografico, un’attività intensa in questo campo è prevista in Cina, dove potrebbe inaugurarsi una fase di consolidamento in molti dei settori che hanno registrato tassi di crescita elevati nell’ultimo decennio.