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Analisti e gestori ora temono la frenata dell’economia

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C’è chi cita l’effetto psicologico dell’anniversario della crisi dell’87, chi l’esito del G7 da cui è emerso che “la recente turbolenza dei mercati, gli alti prezzi del petrolio e la debolezza del mercato immobiliare Usa porteranno probabilmente a una moderazione dell’espansione globale”. C’è poi chi, come fanno questa mattina nella loro nota giornaliera gli analisti di Banca Imi, fa riferimento ai risultati trimestrali deludenti di Caterpillar, che “hanno alimentato la cautela circa lo stato dell’economia”. Il gigante delle macchine per il movimento terra, oltre ad aver rivisto al ribasso le stime di utile per 2007 e 2008 ha attribuito una probabilità del 50% all’ipotesi di recessione il prossimo anno. Nel frattempo sono aumentate anche le attese di un taglio dei tassi da 25 punti base per il 31 ottobre.


Che aspettarsi allora dai mercati? “Non riesco a essere ottimista”, dice Luca Noto, fund manager di Mps A.m. che in tempi non sospetti (era il 27 luglio) dalle pagine di Finanza.com aveva avvertito della gravità della crisi sub-prime. “Il rallentamento dell’economia ci sarà – prosegue Noto – forse non sarà violento, ma sarà lungo. Non stiamo vedendo ancora gli effetti sull’economia reale della crisi di agosto: ci saranno pressioni sui profitti, una riduzione per la spesa in investimenti, anche perchè l’indebitamento ha un costo più alto. Sono preoccupato soprattutto per l’Europa, dove è mancata una risposta in termini di policy (a differenza degli Stati Uniti) a cui deve aggiungersi l’effetto dell’euro forte”. E i gestori azionari come si stanno muovendo in questo periodo? “Non sono ancora negativi – dice il gestore – ma è finito l’effetto del taglio della Fed”.

Maggiore ottimismo si respira in casa Credit Suisse, dove, nonostante venerdì scorso sia stato ridotto il sovrappeso sull’azionario dal 5 al 4%, il sentiment resta bullish. La revisione dell’overweight è stata dettata come conseguenza del +10% messo a segno dal 20 agosto e di una crescita globale che potrebbe rallentare un “poco di più di quanto atteso”. La visione di medio periodo resta comunque ottimistica. Per fine 2008 la banca elvetica indica obiettivi per S&P500 ed Eurostoxx rispettivamente a 1700 e 480 punti.


Che però qualcosa sia cambiato dall’inizio della crisi sub-prime a oggi lo ha mostrato chiaramente anche l’ultima Survey of fund manager di Merrill Lynch, sondaggio a cui hanno preso parte 290 gestori di 50 diversi Paesi, diffuso la scorsa settimana. Il 55% degli intervistati si attende un deterioramento della crescita globale (era il 5% in luglio). La quota di chi si aspetta un peggioramento degli utili aziendali è pari al 44%, meglio di settembre, ma molto peggio di luglio (quando era il 12%). “Gli investitori si stanno preparando per un ambiente nel quale la crescita degli utili diventerà progressivamente più limitata”, ha spiegato David Bowers, consulente indipendente di Merrill Lynch. Pare di capire insomma che nonostante alcuni indici abbiano raggiunto nuovi massimi (l’azionario globale in ottobre è arrivato a essere del 3% più in alto che a luglio), i fondamentali di mercato restino deboli.


Dagli Usa in settimana arriveranno i dati sugli ordini di beni durevoli e le trimestrali di Texas Instruments, Apple, Merrill Lynch e Motorola.