Analisi sulle condizioni per lo sviluppo del mercato dei minibond

Inviato da Riccardo Designori il Mer, 26/02/2014 - 10:49
Il sistema finanziario italiano sta vivendo una particolare e critica condizione. Dal lato della domanda, le imprese sono indebolite da anni di congiuntura economica negativa e operano in contesti strutturalmente sempre più globali e competitivi. Dal lato dell'offerta, invece, le banche sono alle prese con una rinnovata regolamentazione internazionale, più stringente in termini di capitale, liquidità e leva finanziaria, e registrano un grave deterioramento della qualità degli attivi a causa del perdurare della crisi economico-finanziaria che ha incrinato la struttura finanziaria e la dinamica dei flussi reddituali e finanziari, soprattutto nel segmento delle PMI.

Per meglio inquadrare le dinamiche in atto e le prospettive di sviluppo del comparto, CRIF ha commissionato a AIDEA (l'Accademia Italiana di Economia Aziendale) un'indagine comparata su un panel di mercati europei di titoli di debito di imprese non quotate, comprese le PMI, nella prospettiva del nuovo quadro normativo offerto dal 'Decreto Sviluppo' varato nel 2012, che disegna una disciplina di vantaggio per l'emissione e l'investimento in strumenti finanziari di debito da parte di PMI, quali i cosiddetti mini-bond, vale a dire quelle particolari emissioni obbligazionarie da parte di PMI non quotate, rivolte ad investitori istituzionali, che godono di peculiari agevolazioni (nei requisiti di emissione e fiscali) in caso di negoziazione.

Nello specifico, la ricerca AIDEA-CRIF ha esaminato in particolare le esperienze in Germania, Francia e Spagna, caratterizzate da un diverso stadio di sviluppo, allo scopo di analizzare le condizioni in grado di agevolare l'emissione di bond da parte delle PMI, consentendo loro di contenere i costi legati all'emissione, collocamento e quotazione.

Dall'indagine è emerso che, sulla base dell'esperienza internazionale, le semplificazioni previste dal quadro normativo per gli emittenti rappresentano la condizione necessaria, ma non sufficiente, per assicurare un adeguato sviluppo del mercato. In particolare, affinché questi strumenti di debito possano riscuotere adeguato successo anche in Italia, sarebbe opportuno correlare particolari programmi e forme di sistemi di garanzia, pubbliche e private, anche parziali, che mitighino (senza annullare) il rischio degli operatori economici coinvolti e, più in generale, disegnare specifiche procedure per aumentare la capacità di recupero del credito in caso di insolvenza degli emittenti, contenendone costi e tempi, come per le cambiali finanziarie.

Ugualmente, sarebbe fondamentale prevedere misure agevolative di diversa natura finalizzate a ridurre, direttamente o indirettamente, i costi monetari o figurativi di emissione/negoziazione degli strumenti finanziari. Con riferimento all'efficienza dei mercati, infine, sarebbe indispensabile accrescere la liquidità dei mercati, prevedendo l'operatività, anche come opzione, di liquidity provider/market maker nonché prevedere la possibilità di accreditamento di advisor e agenzie di rating per valutare, ex-ante, in itinere ed ex-post, le informazioni quali-quantitative atte ad informare con completezza il mercato in modo da rassicurare e avvicinare i finanziatori, soprattutto per quegli emittenti poco conosciuti e privi di brand o per emissioni di piccole dimensioni.

Nel complesso, il quadro delineato nella ricerca ha rappresentato un'importante occasione per focalizzare l'attenzione su uno dei temi strategici per lo sviluppo del sistema economico-produttivo del nostro Paese, costituito dal riequilibrio della struttura finanziaria delle nostre PMI, tradizionalmente caratterizzata da bassa capitalizzazione ed eccessivo indebitamento, essenzialmente di natura bancaria, a breve termine.

Indubbiamente, le indicazioni più significative emerse dallo studio derivano dal caso tedesco, che ha infatti ispirato l'istituzione di mercati analoghi in altri Paesi europei.
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