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Analisi: obbligazioni, il declino del reddito fisso

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I mercati azionari hanno sperimentato un inizio di anno difficilmente migliorabile. Le euforia delle Borse europee ha contagiato anche gli indici statunitensi ( che avevano mostrato una buona dose di apatia nel 2005). L’eccellente comportamento dei listini trova solo una parziale spiegazione nei buoni risultati realizzati dalle società nel 2005. Un impulso considerevole alle quotazioni dei titoli arriva dalla frenetica attività di merger and acquisition ( fusioni ed acquisizioni) che ha trovato spazio negli ultimi mesi.

Questa festa non si è estesa a tutte le tipologie di strumenti finanziari – come accaduto fino allo scorso anno – visto che i principali mercati obbligazionari stanno vivendo momenti relativamente difficili. Ci riferiamo, in particolare, ai titoli di debito della zona euro e ai corporate bond dotati di un livello di affidabilità creditizia elevato ( rami che assorbono la maggior parte degli investimenti continentali destinati ai bond).

I fondi comuni di investimento obbligazionari ( corporate e government) accumulano – da inizio anno -una perdita media rispettivamente dello 0,81% e 0,74%. La contrazione subita dalle quotazioni dei titoli di debito colloca la performance annua di queste categorie di fondi al + 1,5% e + 1,47%. Il deludente comportamento del debito pubblico dell’area euro trova una spiegazione evidente nel nuovo corso della politica monetaria voluto dalla Banca Centrale Europea.

L’analisi dei rendimenti di breve termine mostra che i rendimenti sui dodici mesi realizzati dai fondi specializzati nell’investimento in obbligazioni corporate siano stati inferiori a quelli offerti dai fondi che prediligono i titoli di stato ( quando abitualmente – in un contesto poco volatile – avviene il contrario). Tuttavia, la lettura delle performance triennali evidenzia che i corporate bond fund e i government bond fund hanno offerto rispettivamente il 13,9% e l’8,01%.

La spiegazione del trend va ricercata anche nell’effervescenza degli acquisti che sta coinvolgendo i mercati azionari. La maggior parte degli acquisti viene effettuata con la liquidità accumulata negli anni in cui le aziende hanno optato per l’adozione di piani di risanamento del proprio debito. Per altro verso, il calo delle quotazioni obbligazionarie si deve anche all’intensa emissione di nuovi titoli di debito ( l’incremento dell’offerta contribuisce a far calare i prezzi).

La situazione non sembra poter contare su elementi capaci di determinarne un’inversione del trend nel breve termine. Tuttavia, non bisogna pensare che il trend ribassista interessi tutte le tipologie di emissioni obbligazionarie. Dopo due anni di stanca, il comparto delle emissioni high yield sta cominciando a mostrare chiari segnali di ripresa ( nell’ultimo trimestre, i fondi obbligazionari high yield area euro accumulano un rendimento medio dell’1,67%).

L’appetito per il rischio – ma sarebbe meglio dire una minore percezione del rischio – e l’abbondante liquidità, sono le variabili che sostengono le eccellenti performance messe a segno dai fondi obbligazionari che puntano sui paesi Emergenti. Inoltre, alcuni dei paesi che emettono questa tipologia di debito, stanno approfittando delle favorevoli condizioni di mercato per apportare sensibili riduzioni di debiti accumulati in passato ( si pensi, per esempio, al Brasile ai 6.600 milioni di Brady Bond emessi nel 1994).
Infine, i fondi che investono in convertible bond beneficiano del boom dei mercati azionari. L’andamento positivo di queste due categorie di fondi obbligazionari dimostra due cose: 1) non tutte le componenti del mercato obbligazionario hanno subito perdite; 2) la correlazione tra maggior rischio e maggior rendimento continua ad offrire risultati positivi, ma fino a quando potrà durare? A cura di www.fondionline.it