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Analisi: mutazione nella Federal Reserve (fondionline.it)

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Dopo aver ricoperto l’incarico di vice- presidente della Federal Reserve per più di sette anni, Roger Ferguson ha annunciato le sue dimissioni. Bernanke ha promesso a novembre – nel corso della fase di designazione della nomina al Senato Usa – che seguirà una politica monetaria permeata dalla continuità con quella adottata da Alan Greenspan. Tuttavia, Bernanke ha introdotto un elemento di discontinuità rispetto alla strategia ideata dal suo illustre predecessore: ha dichiarato che sarebbe auspicabile introdurre un obiettivo numerico di inflazione per garantire una maggiore trasparenza della politica monetaria statunitense. Si tratta di un’idea che l’accademico ha difeso in passato, quando ha occupato una delle poltrone del board della Fed.

Ferguson, 54 anni, era uno dei membri che in passato si è opposto alle proposte formulate da Bernanke. Vincolato al partito democratico, Ferguson era l’unico dei sette membri del consiglio dei governatori della Federal Reserve ad aver ricevuto l’incarico prima dell’avvento alla presidenza di George Bush. Inoltre, Ferguson è stato il terzo afro- americano chiamato a ricoprire un incarico di primo piano nell’istituzione finanziaria più potente del mondo. Attualmente, Donald Khon, forte dei suoi 35 anni di esperienza all’interno della Banca Centrale, si profila come il più probabile successore di Ferguson.

La rinuncia di Ferguson è ancor più sorprendente se si prendono in considerazione le scadenze naturali dei suoi incarichi: l’incarico di vice- presidente sarebbe arrivato a scadenza nell’ottobre del 2007, e quello di governatore della Fed solo nel lontano gennaio del 2014. Inoltre, si ricordi che Ferguson è stata la persona chiave nella risposta data dalla Fed durante la crisi del post 11 settembre ( in quel periodo ha goduto di una considerazione tale da essere considerato come uno dei possibili successori di Alan Greenspan).

Nella sua lettera di dimissioni Ferguson spiega – senza fornire dettagli – che è il momento per provare altre opportunità professionali. La sua rinuncia diventerà effettiva il 28 aprile ( anche se ha già annunciato che non sarà presente ai lavori della prossima riunione della Fed prevista per il 27 e 28 marzo).

Roger Ferguson – designato nel 1997 dall’ex presidente Bill Clinton per occupare un posto di prestigio nel board della Fed, nominato vice- presidente nel 1999 – ha spiegato nella sua lettera di dimissioni che il clima odierno in seno alla Fed è molto complesso. Secondo l’ormai ex membro del board, l’inversione della politica monetaria negli Stati Uniti è avvenuta in un contesto poco chiaro, sottolineando altresì che la fissazione di un obiettivo del tasso di inflazione avrà delle conseguenze invalidanti sulla capacità (e flessibilità) della Banca Centrale nei momenti in cui sarà necessario reagire con rapidità agli schock economici. Ferguson era un difensore ad oltranza della trasparenza.

Ferguson era un personaggio molto vicino a Greenspan. La sua uscita dalla Fed si verifica in una fase di transizione della Banca Centrale Usa. E probabilmente non sarà l’unico cambiamento in seno alla Fed. Ben Bernanke potrà contare in tempi brevi su due nuovi governatori, Randall Krozner e Kevin Warsh, che aspettano una conferma dal Senato. Anthony M. Santomero, presidente della Fed di Philadelphia, e Michael H. Moskow, presidente della Fed di Chicago, potrebbero presentare le dimissioni a breve. A cura di www.fondionline.it