Analisi: il mercato globale del petrolio, chi ne fa il prezzo?-2

Inviato da Redazione il Lun, 24/10/2005 - 10:33
'Forse il mondo non sta esaurendo il petrolio a sua disposizione, ma con il 75% delle riserve mondiali concentrate nei paesi dell'OPEC, certamente quello che resta è sempre più sotto il controllo di questa
Organizzazione ', afferma Whall. A breve, la forte domanda associata all'incapacità da parte dei produttori che non fanno parte dell'OPEC di raggiungere gli obiettivi di crescita prestabiliti, ha fatto ridurre la capacità produttiva in eccesso dell'OPEC. La situazione è aggravata dall'inasprimento delle specifiche di prodotto sui mercati principali in un momento in cui le compagnie petrolifere integrate stanno dando meno importanza alle attività di raffinazione. Ciò ha limitato in misura rilevante la flessibilità del sistema di raffinazione globale nell'adattarsi alla capacità produttiva inutilizzata dell'OPEC (generalmente greggio di minore qualità). I paesi OPEC si stanno affannando per promuovere nuovi progetti, ma la capacità di reagire è compromessa in misura notevole da un mercato dei servizi per la realizzazione di impianti e lo sviluppo di giacimenti in contrazione, nonché dalle inefficienze di grandi compagnie petrolifere nazionali burocratizzate. Al contempo, l'OPEC è stata sorpresa dalla mancanza di elasticità della domanda a fronte dell'incremento del prezzo del petrolio. Chiaramente è aumentata la sicurezza dell'OPEC nella gestione dei ribassi del prezzo del petrolio, così come sono aumentate le ambizioni a più lungo
termine relativamente al prezzo del petrolio.
In effetti, sembra che la strategia attuale dell'OPEC punti ad evitare la distruzione della domanda a lungo termine utilizzando la retorica per contrastare l'impennata dei prezzi. Ciononostante, l'organizzazione è sempre più a suo agio con un livello di prezzo oltre i 50 dollari al barile. Un altro eloquente esempio di questo atteggiamento è stata la dichiarazione rilasciata questa settimana dal ministro del petrolio saudita, Ali al-Naimi, che ha annunciato sfrontatamente che il regno arabo è nella posizione di aumentare le riserve del 75%, nonostante sia palese il contrario.

Katrina e Rita potrebbero indicare un nuovo corso
Resta aperta la questione per cui il mercato del petrolio non ha reagito con maggior vigore al potere distruttivo degli uragani Katrina e Rita e, di conseguenza, ci si chiede quale sarà il futuro del prezzo del petrolio? Un aspetto importante da considerare sono le conseguenze terribili degli uragani Latrina e Rita che hanno confermato la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche statunitensi e probabilmente rappresenteranno lo spartiacque per l'utilizzo fisiologico dell'energia negli Stati Uniti.
Infine, le carenze effettive di carburante e la rottura quotidiana degli impianti di cui spesso si perde il controllo stanno facendo intendere agli americani che le forniture di energia non si possono dare per scontate e di conseguenza è necessario cambiare atteggiamento. Questo cambiamento comportamentale si sta infine verificando. Basti pensare ai segnali per cui l'utilizzo del trasporto pubblico negli Stati Uniti sta superando i livelli del passato. Secondo l'analista di Newton, la questione chiave è se il contenimento della domanda sia maggiore dell'interruzione dell'offerta, ma naturalmente il mercato sta ancora cercando di quantificare questo aspetto. In questo contesto prevediamo che il prezzo del petrolio si consoliderà intorno all'attuale livello di 60/65 dollari USA al barile finché non verranno individuate delle risposte. 'Tuttavia, la volatilità persisterà e se quest'inverno sarà particolarmente freddo in Nord America oppure sulla scorta di un ulteriore calo dell'offerta, prevediamo un incremento a 75 dollari al barile' sostiene Whall. 'Aspetto ancor più rilevante, non c'è più la capacità di
ritornare a un'energia "a buon mercato" inferiore ai 45 dollari al barile, dato che le nazioni cercano di
garantirsi energia attraverso riserve strategiche e l'OPEC continua a gestire le scorte incrementali ', puntualizza l'esperto.

Aumentano anche i prezzi del gas naturale
L'ultima tessera del puzzle è la globalizzazione del mercato del gas naturale. Se da una parte il passaggio a carburanti più convenienti ha moderato le precedenti impennate del prezzo del petrolio, l'esaurimento delle riserve di gas in Nord America e l'inasprimento delle specifiche ambientali hanno accantonato queste alternative a buon mercato negli Stati Uniti. Ciò è anche servito a spingere il mercato globale del gas naturale attraverso il gas naturale liquefatto (GNL). Con la crescita di questo mercato che diventa l'offerta incrementale per i mercati statunitensi e di alcuni paesi europei, la relazione tra i prezzi del petrolio e del gas naturale continuerà a convergere, dato che gran parte delle scorte di gas naturale a livello mondiale si trovano in Russia e negli stati dell'OPEC. Secondo Whall, è un errore npensare che non ci sia un'OPEC per il gas naturale; gli operatori sono gli stessi e hanno motivo di evitare che il GNL competa direttamente con il petrolio o con il gas naturale convenzionale. Ciò significa che anche i prezzi del gas naturale resteranno alti. A cura di www.fondionline.it




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