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Analisi: il mercato globale del petrolio, chi ne fa il prezzo?

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Se da una parte non sorprende che le notizie sul mercato del petrolio riempiano le prime pagine dei giornali chiaramente a causa dell’aumento dei prezzi, per molti analisti l’attuale prezzo del greggio resta in un certo senso un mistero. Parimenti, pochi sono in grado di spiegare il motivo per cui la morte da tempo prevista di Re Fahd in Arabia Saudita ha fatto più scalpore sui mercati della disastrosa perdita di una parte consistente delle infrastrutture petrolifere del Golfo del Messico in seguito ai due terribili uragani. Whall cerca di capire perché i 20 dollari USA al barile degli anni ’80 e ’90 si sono trasformati oggi in 65 dollari al barile, e quali sono le prospettive per il prezzo del petrolio.

Quando il petrolio costava 20 dollari al barile l’offerta, facilmente accessibile, era abbondante. Dato
che il consumo superava il ritmo delle scoperte di nuovi giacimenti sin dall’inizio degli anni ’80, i 20 dollari al barile erano destinati inevitabilmente ad aumentare. Tuttavia, al mercato bastava che le compagnie petrolifere dichiarassero di essere in grado di rimpiazzare le riserve annualmente. Le riserve di petrolio potevano essere mantenute su livelli adeguati dato che la tecnologia consentiva un più ampio sfruttamento dei giacimenti esistenti e un accesso migliore a riserve prima non commerciali. Sfortunatamente la tecnologia non è stata in grado di migliorare in misura rilevante i risultati in termini di esplorazione, per cui il settore ha continuato a
vivere di rendita con lo sfruttamento dei vecchi giacimenti prevalentemente scoperti negli anni ’50 e ’60.

Con l’esaurimento di questi grandi giacimenti, il prezzo del petrolio era destinato a salire. Inizialmente, con i tragici eventi dell’11 settembre, il ritmo di questo aumento da 20 a 60 dollari al barile è stato contenuto, ma poi è accelerato con la ripresa sincronizzata dell’economia globale nel corso del 2004. Il motore di questo cambiamento è stata la globalizzazione dell’economia mondiale. Secondo l’analista di Newton Mellon, esternalizzando la produzione e i servizi nei paesi in via di sviluppo, il mondo sviluppato ha creato inavvertitamente un nuovo fenomeno di domanda.
In effetti, l’aumento dei prezzi dell’energia è stato uno degli esiti sottovalutati della globalizzazione. Il
costo unitario del lavoro può essere basso nei nuovi centri produttivi in Cina, India e Sud Est asiatico,
ma questi paesi sono generalmente lontani dai centri della domanda e spesso mancano di materie
prime ed energia. Inoltre, l’efficienza energetica dell’industria in queste regioni è generalmente scarsa. Pertanto, si usa più energia per portare la materia prima verso il luogo di produzione, e anche il processo produttivo richiede un livello elevato di carburante, prima che il prodotto finito debba infine essere trasportato verso il mercato finale. Oltre a creare inefficienze a livello energetico lungo la catena produttiva, la globalizzazione porta nuova ricchezza a vaste popolazioni bombardate dai mezzi di comunicazione di massa, gonfiando le aspirazioni e i bisogni di persone che attualmente utilizzano pro capite un livello di energia 20 volte inferiore a quello dei loro mercati finali.