Analisi: il Giappone spera nella fine della deflazione

Inviato da Redazione il Gio, 12/01/2006 - 10:28
Il Giappone ha vissuto da protagonista, insieme alla Germania, gli anni del miracolo economico avvenuto nel periodo post- seconda guerra mondiale. Le efficienti tecniche industriali e l'elevata percentuale del Pil destinata agli investimenti, hanno sostenuto i tassi di crescita che hanno caratterizzato l'economia del paese durante gli anni sessanta. Alla fine degli anni ottanta, l'adozione di una politica monetaria espansiva provocò l'abnorme sviluppo della bolla speculativa.

L'intervento del Governo - che aumentò i tassi di interesse e introdusse misure per limitare la speculazione - ha portato forti cadute dei prezzi che si sono trasmesse all'intera economia. La temuta deflazione ha avuto la meglio ( l'inflazione è stata negativa per sette anni consecutivi), generando perdite salariali e disincentivando gli investimenti. La fine di questo periodo buio è arrivata agli inizi del 2003, quando la Bank of Japan ha deciso di accrescere l'offerta monetaria nel tentativo di deprezzare lo yen. Il miglioramento dei risultati conseguiti dalle aziende orientate all'esportazione - che peraltro avevano già corretto i propri costi - ha innescato un graduale recupero della fiducia e della produzione: il Pil è cresciuto del 2,7% nel 2004, e le previsioni della OCDE includono un 2,4% nel 2005 e un 2% per i prossimi due esercizi.

In siffatto scenario e con aspettative di una leggera ripresa dell'inflazione per il 2006, la Bank of Japan sta pensando di porre fine all'allegria monetaria che dura dal 2001 ( i tassi di interesse sono fermi allo 0,1%). La rivalutazione del 40% sperimentata dal listino azionario in soli dodici mesi e la solidità dei benefici realizzati dalle corporate, sembrano dare ragione ai vertici della Banca Centrale. In cambio, il governo del conservatore Junichiro Koizumi crede che i tempi siano maturi per procedere ad una rivalutazione dello yuan (che frenerebbe il trend positivo seguito dalle esportazioni).

Il primo ministro Koizumi - al potere dal 2001 - ha ottenuto il rinnovo del mandato in una tornata elettorale che è servita ad ottenere un plebiscito favorevole al suo piano di privatizzazione del servizio postale. Un mese dopo, il Senato ha approvato la vendita futura di Japan Post, la più grande banca del pianeta con i suoi 260.000 impiegati e i 2,5 miliardi di euro in gestione. La privatizzazione di Japan Post permetterà di usufruire di un'iniezione di fondi che contribuirà ad alleviare una parte degli enormi squilibri, in un paese che combina le maggiori riserve di valuta del pianeta con un debito pubblico stratosferico. Con 127 milioni di abitanti e uno dei più bassi tassi di natalità del mondo, il Giappone dovrà approfittare dell'uscita dal tunnel per affrontare dolorose riforme strutturali ( necessarie per non ripetere gli errori del passato).

Secondo gli esperti della OCDE, il paese avrebbe recuperato i danni provocati dallo scoppio della bolla speculativa, e sarebbe ora nelle condizioni di crescere ad un tasso annuo del 2% per i prossimi due anni. L'espansione fa perno - per ora - sul consumo privato e sugli ottimi utili delle aziende. L'OCDE ha confermato che il ciclo discendente dell'occupazione e dei salari sarebbe giunto al capolinea. Tuttavia, l'Organismo ritiene che la Bank of Japan non debba alzare i tassi se non in presenza di una consistente e duratura crescita dei prezzi.

L'Organismo che ospita le prime trenta economie del pianeta, raccomanda al governo nipponico di approfittare del momento favorevole per attuare un consolidamento della situazione fiscale. Il deficit pubblico sfiora il 7% del Pil (dopo anni di forte espansione della spesa pubblica). Il debito pubblico tocca il 150% del Pil. Koizumi vuole ridurre questo peso con provvedimenti di tipo fiscale: crescita dell'iva (attualmente ferma al 5%). Ma questi provvedimenti comporteranno un costo di breve periodo ( e la necessità di mantenere le periodiche iniezioni di liquidità) che mal si sposa con le intenzioni della Bank of Japan. A cura di www.fondionline.it
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