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Analisi: Giappone, un impero con il sole crescente?

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La fine della deflazione e della politica monetaria ultra espansiva sviluppata dalla Bank of Japan (Boj) negli ultimi anni, vengono considerati elementi fondamentali per dare vita ad una ripresa solida e duratura dell’economia nipponica. Cominciando dalla ripresa economica, non vi è dubbio che la persistenza di una variazione dei prezzi negativa è un’anomalia dell’economia giapponese che va eliminata. I dati sulla deflazione rivestono un ruolo primario nel processo di formazione delle aspettative degli imprenditori e dei consumatori, seminando dubbi e incertezze sulla solidità della ripresa.

Le stime relative al terzo trimestre del 2005 fissano il tasso di crescita dell’economia al 2,5%. Nel dicembre del 2005, dopo tre anni e undici mesi di ciclo economico in continuo miglioramento, il Giappone ha fatto registrare il terzo miglior ciclo (in termini di durata) dalla fine della seconda guerra mondiale. Una rapida analisi dell’andamento dell’indice della produzione industriale, ci permette di verificare che il dato di novembre supera quello raggiunto durante il picco della bolla speculativa degli anni ottanta.

Qual è la base della crescita giapponese degli ultimi anni? Due componenti della domanda globale si sono distinti come motori di tale crescita: gli investimenti privati e le esportazioni. Il terzo trimestre del 2005 è stato il sesto trimestre consecutivo di crescita positiva degli investimenti in capitale fisso, e la buona marcia delle nuove richieste di macchinari ( immerse in una fase di crescita che non si vedeva dal 1987, anno di nascita dell’indicatore) augurano un’evoluzione favorevole degli investimenti. Anche se il significativo incremento dello stock di capitale registrato dalle imprese nipponiche potrebbe far pensare ad un ingolfamento del ciclo rialzista, va ricordato che le aspettative di crescita dell’economia e l’elevato tasso di liquidazione della capacità produttiva obsoleta rappresentano variabili che lasciano ben sperare per il futuro (per la forza dei nuovi investimenti e l’utilizzazione efficiente di detto capitale).

Le esportazioni stanno facendo registrare una crescita trimestrale positiva dal 2002 (anche se caratterizzata da alti e bassi), e la loro crescita reale ha contribuito in modo rilevante alla ripresa del Pil. Le imprese giapponesi hanno saputo cogliere al volo le opportunità offerte dalla crescita economica Usa e asiatica. Il tasso di cambio reale dello yen è il più basso dal 1985. Ricordiamo che nel decennio 1985- 1995 la valuta giapponese subì un apprezzamento talmente intenso da essere considerato una delle cause della crisi economica del paese.

Negli ultimi mesi, una buona notizia è arrivata dal trend dei consumi privati, sostenuti dall’incremento delle remunerazioni e da una maggiore dinamicità del mercato del lavoro. I benefici effetti derivanti dalla soluzione dei problemi derivanti dall’eccessivo indebitamento delle imprese e dall’utilizzazione inefficiente della capacità produttiva, si stanno finalmente traslando all’economia dei nuclei familiari.

E i prezzi? Si potrebbe pensare che la ripresa economica sia stata accompagnata da una crescita dei prezzi superiore al tasso di crescita potenziale dell’economia, ma in verità la crescita di questa variabile è stata pressoché nulla. Pochi esperti pensano che l’incremento dei prezzi presenterà un andamento positivo prima del 2007. Nel breve periodo, la riduzione dell’out gap – la crescita dei prezzi di azioni e immobili -, la crescita dei salari e il maggior costo delle importazioni, dovrebbero garantire l’abbandono delle aspettative inflazioniste.

E’ ipotizzabile un cambio radicale nell’orientamento della politica monetaria della Boj? Forse non subito. Prima di tutto perché la Boj ha sempre sottolineato che l’inversione della politica monetaria non avverrà in assenza di una variazione positiva dell’indice dei prezzi al consumo. Tuttavia, alcuni analisti sostengono che la Bank of Japan potrebbe abbandonare la sua politica espansiva a partire dalla seconda metà del 2006. Vi è però ancora un fattore che potrebbe frenare l’inversione: l’assenza di una ripresa piena del credito bancario (la caduta dei prestiti si prolunga da otto anni e impedisce una piena ripresa del moltiplicatore monetario e dell’offerta di moneta). A cura di www.fondionline.it