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Analisi: Cile, qual è la ricetta per la crescita continua?

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L’economia cilena continua ad essere una delle più stabili dell’America Latina. Durante l’ultimo biennio, il Cile ha fatto registrare un tasso di crescita del 6%, trainato dall’auge delle esportazioni e dall’aumento degli investimenti diretti esteri. Con l’inflazione temporaneamente sotto controllo e il tasso di disoccupazione in calo, il dibattito interno si concentra sulla riforma delle pensioni, il fisco e il mercato del lavoro.

Gli ultimi dati ufficiali segnalano che il Pil cileno ha sperimentato una crescita del 5,3% nel dicembre del 2005, dato che permette di confermare le aspettative di crescita annua vicina al 6% ( variazione percentuale che si ripete per il secondo anno consecutivo). Dopo aver incassato i contraccolpi provocati dalla frenata dell’economia mondiale nel periodo 1998- 2003 ( facendo registrare tassi di crescita medio annui del 2%), il paese andino ha iniziato una fase di espansione stabile, riuscendo a riportarsi sui livelli conseguiti negli anni che hanno preceduto lo scoppio della crisi asiatica.

Durante gli ultimi due anni, le esportazioni cilene sono cresciute in media del 9,3% ( toccando i 39.000 milioni di dollari Usa). Il quantitativo di beni e servizi diretti verso i mercati esteri rappresenta il 35% del Pil, sostenuto dalla favorevole congiuntura dei prezzi delle materie prime. Il rame – principale prodotto di esportazione del Cile, ha raggiunto i 2 dollari per libbra alla fine di novembre 2005. Nel 2003, il prezzo del rame stazionava sui 70 centesimi per libbra.

Il Cile è un paese export oriented, e i suoi mercati principali sono gli Stati Uniti, l’area del Pacifico e l’Europa. E’ ovvio che qualsiasi rallentamento di questo gruppo di paesi si traduce in una contrazione delle esportazioni cilene. In siffatto contesto, la crescita del commercio estero ha alimentato gli investimenti ( un indicatore che rappresentava il 25% del Pil nel 2004, un livello molto superiore a quello registrato dal paese durante l’ultimo periodo d’oro dell’economia cilena).

Le ultime cifre diffuse dalla Cepal indicano che gli ingressi netti di foreign direct investment, hanno raggiunto i 7.602 milioni di dollari nel 2004 ( una cifra nettamente superiore ai 4.385 milioni registrati nel 2003, e corrispondente ad un incremento del 35% rispetto alla media annua registrata nel periodo 1996- 2000. I principali investimenti si sono concentrati nel settore minerario, ma anche nel comparto delle opere pubbliche ( che hanno fatto lievitare la spesa pubblica negli ultimi sei anni).

Le finanze pubbliche stanno attraversando un buon momento. Il superavit fiscale del 2005 è pari al 5.400 milioni di dollari (il 4,8% del Pil). Il risultato è stato ottenuto grazie alla regola del superavit strutturale, che permette di spendere più denaro pubblico nei momenti in cui l’economia si trova in fasi di crescita molto bassa, e di stringere i cordoni quando il governo può fare affidamento su entrate fiscali in crescita). La regola ha permesso al paese di passare da un deficit dello 0,4% nel 2003 ad un superavit del 2,2% nel 2004.

L’inflazione sembra essere l’unica variabile fuori luogo in un panorama favorevole. I dati definitivi per il 2005 potrebbero far registrare un valore leggermente superiore al 4% previsto dalla Banca Centrale. Nel 2003, i prezzi sono cresciuti solo dell’1,1%. Una parte della crescita dei prezzi viene attribuita al rilancio dei consumi ( + 7,4% nel 2005), che insieme agli investimenti esteri stanno trainando l’economia.

Per evitare che la crescita sia passeggera, gli analisti sostengono che il Cile dovrebbe continuare a compiere sforzi per immunizzarsi dalle crisi internazionali. Nel pacchetto delle riforme indicate dagli analisti troviamo: tributi, mercato del lavoro, efficienza del settore pubblico, pensioni (uno dei cavalli di battaglia della neo- eletta Micelle Bachelet). A cura di www.fondionline.it