America Latina, l'onda populista continuerà in Brasile? (fondionline.it)

Inviato da Redazione il Gio, 31/08/2006 - 09:55
L'America Latina è di nuovo ad un incrocio. Come nel racconto di Borges, la regione si trova di nuovo in un giardino pieno di sentieri che si incrociano. Le ultime elezioni presidenziali in Bolivia, Cile, Colombia, Perù e Messico evidenziano il predominio di due strategie che possono essere rappresentate idealmente da due sentieri opposti.

Da un lato, la Bolivia, caratterizzata da una situazione sociale in cui la lotta di classe si tinge di colori indigeni. Dall'altro il Cile, caratterizzato da uno sviluppo immerso nella globalizzazione, simbolo del vangelo neo- liberista e della scommessa per l'economia di mercato. Entrambe le letture di queste elezioni sono percorribili. Entrambe, senza dubbio, presentano carenze di base per interpretare correttamente le trasformazioni sperimentate dalla macro- regione.

La vittoria di Evo Morales si è trasformata in un fenomeno mediatico, in particolare sui giornali europei e statunitensi. Allo stesso modo di quanto accaduto in occasione della vittoria di Hugo Chavez in Venezuela, gli stereotipi latino- americani hanno ricominciato a vivere. Il buon rivoluzionario ha ripreso il comando delle operazioni. Con la vittoria di Evo Morales, la rivoluzione bolivariana-caraibica sembra estendersi all'altopiano andino.

Alcuni esperti sostengono che questo cambio di rotta potrebbe portare ad un'altra strada senza uscita. Altri paesi della regione -Perù, Colombia- continuano a scommettere su opzioni opposte: entrambi hanno appena concluso degli accordi libero scambio con gli Stati Uniti. La rielelezione di Alvaro Uribe in Colombia e la vittoria minimalista di Felipe Calderon in Messico hanno dimostrato che non tutta la regione viene percorsa dall'ondata populista.

In Cile, la vittoria di Micelle Bachelet ha portato una donna alla presidenza per la prima volta nella storia del paese. Il Cile può contare su un Pil nominale dieci volte superiore a quello della Bolivia e su un tasso di crescita 'asiatico' (6% nel 2005), alimentati da un modello export oriented e quotazioni del rame sui massimi storici. Da un quarto di secolo il paese si è tuffato in un pragmatismo economico che si è ancorato, riforma dopo riforma, all'humus economico del paese. Il successo del 'modello Cile' è frutto sia dell'abbandono dei modelli tradizionali e dei paradigmi, sia del graduale e pragmatico impulso fornito ad una politica economica possibilista e realista. Lo stesso sentiero è stato intrapreso da altri paesi della regione: Brasile, Messico, Colombia e Uruguay.

Nei prossimi mesi, la maratona elettorale continuerà in America Latina. Dopo il Messico, sarà il turno del Brasile in ottobre, per continuare con Ecuador e Nicaragua e chiudere con il Venezuela in dicembre. In meno di un anno saranno state celebrate una dozzina di tornate elettorali presidenziali. Nel mezzo di questo marasma di novità, il dato più importante sembra essere la durata media delle democrazie latino- americane (venticinque anni). I continui cambiamenti di scena, i sogni e gli incubi che si sono rincorsi in questi anni, non hanno impedito che l'avventura continuasse. A cura di www.fondionline.it



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