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America in pressing sull’Europa: nel mirino gli esiti degli stress test del sistema bancario

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America in pressing sull’Europa. Gli Stati Uniti vogliono vederci chiaro e hanno chiesto a gran voce che vengano resi pubblici i risultati degli stress test effettuati sul sistema bancario europeo. Motivo: calmare le preoccupazioni sullo stato di salute degli istituti francesi, tedeschi, spagnoli e italiani. E’ questo il quadro che tratteggia oggi il Wall Street Journal in un dettagliato articolo.

 

Agli addetti ai lavori non è certo passato inosservato il tempismo della “richiesta”: queste pressioni si sono, infatti, concretizzate quando è in vista la riunione dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali dei paesi del G-20, a Busan, in Corea del Sud, programmata alla fine della settimana per preparare il vertice dei capi di stato del G-20 in agenda a giugno a Toronto.

 

Ma ovviamente non sono solo gli americani ad avere a cuore lo stato di salute del sistema finanziario europeo, ieri a sollevare dubbi sulla solidità del mondo bancario è stata anche la Banca centrale europea. Secondo quanto segnalato dal Rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria dell’Eurozona (giugno 2010) presentato a Francoforte da Lucas Papademos, vice-presidente uscente della Bce, i rischi sistemici per il settore finanziario dell’Eurozona “sono in qualche modo diminuiti” rispetto a sei mesi fa, ma la situazione non è rosea.

 

Le banche europee – viene segnalato – dovranno affrontare una “seconda ondata” di svalutazioni nette su prestiti e titoli dovute alla crisi finanziaria che potenzialmente potrebbero lievitare a 90 miliardi di euro nel 2010 e a 105 miliardi nel 2011. E non è tutto. L’Eurotower ha anche sottolineato come il sistema bancario europeo, seppur più resistente rispetto a sei mesi fa, andrà in realtà incontro a nuovi rischi rappresentati dalle perdite su crediti nell’economia reale e a condizioni più difficili per le emissioni obbligazionarie.

 

Il periodo tra maggio 2010 e la fine del 2012 viene indicato come quello più critico: i big europei secondo la Bce dovranno rifinanziarie debito a lungo termine per 800 miliardi e il fabbisogno crescente di numerosi Governi europei, risultato della crisi, potrebbe portare a un maggior rischio di rifinanziamento e a un aumento dei costi per le banche.