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Amazon e Google mettono in ansia Wall Street, crescita delle big internet non convince più

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E’ destinato a proseguire anche oggi il saliscendi di Wall Street, attesa a un avvio difficoltoso complici i riscontri deludenti arrivati dalle big internet Google e Amazon. I due colossi sono tra i FAANG che già prima della prova dei conti stavano soffrendo molto in Borsa con ribassi a doppia cifra che avevano contribuito mercoledì a far entrare il Nasdaq in territorio correzione (oltre -10% dai picchi di periodo). I future dei maggiori indici di Wall Street indicano un probabile avvio in calo di oltre l’1% (-1,7% quelli sul Nasdaq).

Amazon, arrivata a cedere il 9% nell’afterhours, ha riportato un utile in forte crescita ma per il secondo trimestre consecutivo non ha centrato le attese sul fronte ricavi, da sempre il vero termometro dello stato di salute della creatura di Jeff Bezos. Non convince neanche l’outlook per il quarto trimestre, lo spicchio d’anno più importante per Amazon poiché comprende la stagione delle vacanze che scatterà con il Black Friday del 23 novembre.

Da inizio mese Amazon segna un calo dell’11% (mercoledì il saldo era arrivato a quasi -19%) dopo la costante sovraperformance nell’ultimo anno (vedi grafico sottostante).

Amazon inciampa su ricavi e outlook

Ecco i numeri. L’utile per azione si è attestato a $5,75, rispetto ai $3,14 previsti, mentre il fatturato è stato pari a $56,6 miliardi, al di sotto dei $57,10 miliardi attesi.  Amazon prevede inoltre che il fatturato del quarto trimestre si attesterà in un range compreso tra $66,5 miliardi e $72,5 miliardi, al di sotto dei $73,79 miliardi attesi dagli analisti. Gli utili operativi sono stimati nello stesso arco temporale tra $2,1 miliardi e $3,6 miliardi, al di sotto dei $3,9 miliardi attesi dal consensus.

Lievitano le spese

“Le spese operative – aggiunge Balsotti – sono destinate a salire in maniera importante (22%) e sarà importante capire se è una salita strutturale (ad esempio dovuta al famoso aumento del salario orario minimo a 15 dollari o all’apertura della catena AmazonGo senza casse) o causata da spese una tantum come la costruzione di un secondo headquarter”.  Ora gli investitori inizieranno a domandarsi se il business core di vendita online di prodotti al consumatore finale ha raggiunto una saturazione “nella quota di mercato che rende molto più problematica (e costosa) un’ulteriore crescita (il ritmo di crescita è rallentato progressivamente negli ultimi 4 trimestri)”, argomenta Balsotti, e se l’espansione in altri segmenti possa avvenire solo a costo della riduzione dei margini.

 

Indicazioni deludenti anche da Alphabet. La holding a cui fa capo Google ha fatto il pieno di utili, andati oltre le attese, mentre il fatturato ha deluso. Gli utili si sono attestati a $9,19 miliardi, o $13,06 per azione, decisamente meglio dei $10,42 per azione attesi dal consensus. Il fatturato è stato pari a $33,74 miliardi, in rialzo rispetto ai $27,77 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Il giro d’affari di Google, che incide più di tutti sulle vendite di Alphabet, è stato di $27,01 miliardi, in rialzo rispetto ai $21,97 miliardi del terzo trimestre del 2017, ma ex-TAC (al netto dei costi di acquisizione del traffico) ha deluso i $27,3 previsti dal consensus.

Dopo anni di rapida crescita, l’online negli Usa si è stabilizzato negli ultimi due anni, secondo un’analisi rilasciata dal Pew Research Center il mese scorso. I giganti internet stanno così aumentando le spese alla ricerca di nuove fonti di crescita. Amazon ha visto lievitare le spese operative del 22% a $ 52,9 miliardi nel trimestre. In particolare sta investendo in data center cloud, dispositivi informatici basati sulla voce e crescita internazionale in paesi come l’India.