Un'altra asta tranquilla per l'Italia. Niente brividi. Il rischio crack è per Lisbona e Atene

Inviato da Micaela Osella il Gio, 14/04/2011 - 13:51

E' andata bene questa mattina l'asta Made in Italy. Il Tesoro italiano ha collocato il massimo dell'ammontare previsto di 6 miliardi di euro nell'asta di Btp a cinque e 12 anni. Il nuovo benchmark quinquennale scadenza 15/04/2016, assegnato in prima tranche per 4,5 miliardi a fronte di una domanda pari a 5,64 miliardi di euro, ha spuntato un rendimento lordo annuo pari al 3,83%, in flessione di 7 centesimi rispetto all'asta precedente. Lieve ritocco all'insù, invece, per il BTp a 15 anni scadenza 01/08/2023: la diciottesima tranche del titolo, che ha ormai raggiunto un circolante pari a 21,1 miliardi, è stata collocata con un tasso lordo annuo del 4,88%, in aumento di 9 centesimi sull'asta precedente. La domanda è stata pari a 2,4 miliardi a fronte di una offerta compresa tra 1 e 1,5 miliardi di euro.

Non batte ciglio il debito italiano. Il differenziale tra Btp e Bund decennali, su piattaforma Tradeweb, allarga in area 140-141 punti base contro i 135 di ieri in chiusura. Come osservano gli esperti era un'asta che non presentava grossi problemi. "Quello di oggi è un risultato molto signifcativo soprattutto in una situazione di allargamento degli spread nella Periferia. Il Tesoro è riuscito a fare una buona emissione con bid to cover robusti", commenta Matteo Regesta di Bnp Paribas. "E' ovvio che è un momento di stress dovuto agli ultimi sviluppi della Periferia. Ci troviamo in un contesto molto complesso dove il contagio può interferire. Dalle aste però arriva un segnale chiaro: che sull'Italia il rischio paese non è c'è". "Le aste sono state positive, in linea con una buona domanda", argomenta anche Biagio Lapolla di Royal Bank of Scotland. "Erano due bond che non erano particolarmente economici, ma il fatto che ci siano altre obbligazioni vicine più care li ha resi in termini relativi interessanti", osserva l'esperto, segnalando che anche l'importo relativamente contenuto ha contribuito alla buona riuscita. "Solo se dovesse generare la situazione in Spagna - avverte Lapolla - l'Italia finirebbe sotto pressione in quantoè il paese più liquido della Periferia nel momento in cui ci sono condizioni di difficoltà il mercato andrebbe corto".

"I rendimenti sono costanti; si poteva pensare che a fronte delle dichiarazioni fatte da Tremonti ieri ci potesse essere ulteriore calo, ma è andata bene così. Anche la domanda si sta confermando buona", si unisce al coro Angelo Drusiani di Albertini Syz. Con quel "non abbiamo emergenze o urgenze. Fare un drammatico intervento su 2011? È una visione pessimistica", il ministro dell'Economia ha sgombrato il campo sui dubbi di una ipotetica manovra aggiuntiva e ha assicurato che nel 2014 il deficit sarà azzerato. L'Italia dà quindi prova di tenuta, nonostante le recenti frecciate del Financial Times. L'altro giorno il quotidiano della City segnalava che il Portogallo potrebbe non essere l'ultima frontiera della crisi del debito e neanche la Spagna. Il giornale in un commento dal titolo intrigante "La crisi dell'euro, l'Italia e il suo premier giocherellone" tirava in ballo lo Stivale: l'Europa potrebbe probabilmente affrontare un'eventuale salvataggio della Spagna, in caso di una crisi del debito come quella del Portogallo, "ma l'Italia è troppo grande da salvare". Secondo la firma del FT, Gideon Rachman, il pericolo che incombe sulla tenuta del Belpaese è la nuova strategia intrapresa dalla Bce in materia di tassi. Il motivo? Ogni mezzo punto di aumento dei tassi si traduce in circa 10 miliardi aggiuntivi annui per il servizio del debito italiano. Una tesi che però fa un buco nell'acqua secondo gli esperti del reddito fisso interpellati da questa testata e l'andamento dei titoli di Stato ne è la prova concreta.

I nervi si scoprono invece alla parola Grecia e Portogallo. Le incognite che pesano sul ritorno di Atene sui mercati finanziari, che potrebbe slittare rispetto alla scadenza del 2012 fissata in occasione del piano di salvataggio internazionale, si addensano nella testa degli investitori. La possibilità di un rinvio - a causa dei problemi di bilancio - è stata ammessa, in un'intervista al Financial Times dal ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, per il quale "una valutazione non può essere espressa prima dell'estate e prima che il Portogallo definisca il suo salvataggio" con Fmi ed Unione Europea. "Non c'è dubbio, ci serve più tempo" per tornare sui mercati, ha aggiunto il ministro. "Ma ci serve tempo non per un nuovo piano, ma per convincere" gli investitori. A un anno dagli aiuti Ue-Fmi, Atene è ancora in alto mare ed è costretta a nuovi tagli per 23 miliardi nel triennio 2012-2015, mentre cerca di scampare alla ristrutturazione del debito che - ha avvertito il governo - ci sbarrerebbe l'accesso al mercato per lungo tempo con un possibile effetto contagio ad altri partner dell'euro. A fare paura al mercato è soprattutto l'ipotesi che la Grecia dichiari default sui suoi bond, che ormai viene data al 60% di probabilità entro i prossimi cinque anni.

In questo caso, secondo alcuni osservatori, i titolari di obbligazioni di Atene potrebbero vedersi tagliare dal 50 al 70 per cento. Ma anche sul fronte portoghese il momento è delicato. "La situazione in Portogallo è grave e urgente", ha scandito chiaramente ieri il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e la Ue "è pronta a fare l'impossibile" per mettere a punto al più presto il piano di salvataggio. L'Europa non può permettersi una nuova tempesta sui mercati che vanificherebbe gli sforzi sin qui attuati nel tentativo di circoscrivere la crisi del debito sovrano. Il mercato è cinico e scrive già oggi la sua sentenza, portandosi avanti. Questa mattina i rendimenti dei bond greci e portoghesi hanno toccato nuovi record. Dopo aver aperto al 10,34 %, i titoli di Lisbona a 5 anni sono balzati al 10,48%, mentre quelli a 2 e 10 anni fanno segnare quotazioni rispettivamente del 9,32 e dell'8,88%. Livelli ancora più alti fanno registrare i bond emessi da Atene con titoli a 10 anni che volano oltre il 13%, livello mai toccato da quando è nato l'euro.

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